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GENITORI GAY/ La pediatria politicamente scorretta, bambini come cavie

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Mi torna alla mente la figura di un pediatra americano che ha segnato la vita di intere generazioni, e in particolare quelle cresciute a cavallo del mitico ’68. Parlo del dr Benjamin Spock, autore di un testo sull’educazione dei figli arrivato a vendere cinquanta milioni di copie in tutto il mondo.

Cuore del messaggio di questo guru della pediatria era la necessità di un forte permissivismo, per favorire la libertà di apprendimento e lo sviluppo della creatività. Musica per le orecchie del tempo, attraversato dalla contestazione di ogni autorità, tradizione e ordine costituito.

Esplose il numero di alunni liberi di fare i compiti o non farli, di maestre che abolivano rimproveri e note, di ritagli di giornale al posto di grammatica e sintassi. Tutto in linea con il successivo “6 politico” e con gli esami di gruppo all’università.

I risultati furono devastanti. I bambini crescendo apparivano sempre più incapaci di impegno, costanza e relazioni stabili con amici prima e colleghi di lavoro poi.

Il dr Spock fece retromarcia e corresse il tiro invitando i genitori ad un “amorevole severità e disciplinata tenerezza”. Poi si pentì del tutto e fece pubblica ammenda.

Peccato che, nel frattempo, i bambini di un tempo erano diventati adulti frustrati e incapaci di integrarsi nella società: venne definita la “generazione Spock”.

Si sa che il progresso ha le sue vittime. Ma, per qualcuno, ha i suoi vantaggi. Il dr Spock, progressista e pacifista, fece una montagna di soldi coi diritti d’autore, all’insegna del motto da lui coniato: “la pediatria è politica”. Poi si trovò una moglie femminista di quarant’anni più giovane ed una grande barca su cui veleggiava molti mesi all’anno, soprattutto ai Caraibi.

Per restare fissi sulla realtà vediamo ora cosa è successo –più modestamente – ad un pediatra di casa nostra. Per l’esattezza al Presidente dell’Associazione Italiana di Pediatria Giovanni Corselli. Ai primi di Febbraio pubblica una nota sul sito ufficiale dell’associazione in cui dice –tra l’altro - “Non è scontato che avere due genitori dello stesso sesso non abbia ricadute negative sui processi di sviluppo psichico e relazionale nell’età evolutiva”. Nei giorni successivi molti media riprendono la notizia. Ne nasce un putiferio e il povero Corselli deve fare retromarcia. Anzi, dice che le sue parole sono state strumentalizzate. “Certo – gli scappa detto - alcuni bambini che hanno genitori dello stesso sesso possono vivere un senso di diversità, di frustrazione o disagio nell’interazione coi coetanei a livello scolastico o ludico, che può creare gravi difficoltà. E questo alla luce di indagini fatte, e poste all’attenzione della comunità scientifica”.

Contemporaneamente sparisce però la nota dal sito ufficiale dell’Associazione Italiana di Pediatria.

Siamo passati da “la pediatria è politica” a “la pediatria è politicamente corretta”.

Con buona pace delle cavie: i bambini di ieri e di oggi.

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