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TRIFONE E TERESA / News: le contraddizioni di Giosuè Ruotolo nel corso degli interrogatori (Oggi, 26 febbraio 2016)

Il caso di Trifone e Teresa si avvia verso la soluzione? In attesa di una svolta, il settimanale Giallo pubblica in esclusiva l'interrogatorio a Giosuè Ruotolo.

Trifone e Teresa Trifone e Teresa

Mentre si attende una svolta importante nel giallo di Pordenone relativo alla misteriosa quanto violenta uccisione di Trifone e Teresa, il settimanale Giallo propone in esclusiva gli interrogatori a Giosuè Ruotolo. Si tratta delle prime importanti dichiarazioni del militare di Somma Vesuviana nel ruolo di indagato e che conterrebbero importanti contraddizioni che, per gli inquirenti, avrebbero un peso non indifferente. Il ragazzo, nel corso del primo interrogatorio del 6 ottobre scorso avrebbe raccontato di aver fatto ritorno a casa, dopo essere stato nel parcheggio del Palasport e nel luogo del ritrovamento dell'arma del delitto e di aver fatto una partita al computer con uno dei suoi inquilini, Sergio Romano. "Romano non mi ha chiesto dove fossi stato fino in quel momento. Non ho mai detto ai miei coinquilini di essere uscito di casa quella sera", ha dichiarato il militare. Si tratta di una ulteriore bugia poiché in un successivo interrogatorio i coinquilini del presunto assassino di Trifone e Teresa diranno agli inquirenti di aver visto uscire Giosuè ed avergli chiesto dove fosse diretto.

Il caso per la morte di Teresa Costanza e Trifone Ragone continua con le indagini che vertono sempre di più verso Giosuè Ruotolo, il militare ex commilitone di Ragone che dopo l’interrogatorio sembra sempre più nell’occhio della procura per alcune fasi della sua versione in cui avrebbe mentito. Al Messaggero Veneto di recente ha voluto parlare la madre di Trifone, distrutta dal fatto che ad un anno dal delitto ancora la verità non emerge chiaramente: «Li ha seguiti per tanto tempo per conoscere i loro spostamenti, forse aveva tentato già altre volte di ucciderli ma era stato costretto a desidetere dalla presenza di altri testimoni. Quella sera però l’amico pesista ha salutata Teresa e Trifone e si è allontanato. E il killer ha trovato il modo di agire», conclude Eleonora Ferrante, madre del giovane militare ucciso a Pordenone: l'assassino aveva fretta perché di lì a pochi giorni Trifone sarebbe tornato a Milano in missione per le strade come militare e dunque evidentemente le ore iniziavano ad essere contate per il truce killer. Purtroppo è riuscito nel suo intento, uno dei pochi punti fermi di questa triste vicenda.

Il giallo sul duplice delitto avvenuto a Pordenone quasi un anno fa e che costò la vita a Trifone Ragone e Teresa Costanza potrebbe presto chiudersi con l’arresto del responsabile. Secondo i giudici, l’indagato Giosuè Ruotolo avrebbe finora mentito. Le sue dichiarazioni sin dal 6 ottobre scorso, quando fu sentito per la prima volta in veste di indagato, avrebbero convinto poco gli inquirenti. Il settimanale Giallo, da due settimane ha deciso di pubblicare in esclusiva l’interrogatorio di Ruotolo, riportando le sue parole. Il militare 26enne di Somma Vesuviana ha raccontato di fronte ai giudici di essere stato nel luogo del delitto e dove fu poi ritrovata l’arma, nelle acque del laghetto San Valentino. “Ero fermo nella mia auto in attesa che si liberasse un parcheggio”, ha dichiarato. In assenza di posto disponibile, il ragazzo avrebbe deciso di fare una corsetta nel parco San Valentino. Prima di recarsi nel luogo del ritrovamento dell’arma, Giosuè ha ammesso la sua presenza nel parcheggio dove sono stati freddati con sei colpi di arma da fuoco l’ex commilitone e coinquilino Trifone e la fidanzata Teresa lo scorso 17 marzo. Nonostante lo stesso indagato abbia ammesso di non essere sceso dall’auto e di esserci rimasto solo pochi minuti, secondo il settimanale Giallo la sua versione sarebbe poco attendibile. Nel corso dell’interrogatorio Giosuè avrebbe quindi ammesso di essersi recato nel parco San Valentino ma di esserci rimasto per poco tempo a causa del freddo e del vento. “Sono stato all’interno del parco solo 5 minuti”, avrebbe dichiarato il militare, confermando con le sue parole la ricostruzione degli inquirenti tramite le immagini delle telecamere del parco. Tra un passaggio e l’altro dell’auto di Giosuè trascorrono 7 minuti, per gli inquirenti il tempo necessario all’assassino per sbarazzarsi dell’arma nel laghetto. Sarebbe davvero andata così? Il drammatico interrogatorio potrebbe contenere la chiave del duplice omicidio di Trifone e Teresa?

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