BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

12ENNE VITTIMA DI BULLISMO/ E tutti quei docenti che fanno finta di non vedere?

Pubblicazione:sabato 27 febbraio 2016

Infophoto Infophoto

Ritorna nelle pagine di cronaca la vicenda della dodicenne di Pordenone che ha tentato il suicidio a causa del bullismo di alcuni suoi compagni. Ora, grazie agli interrogatori, si sa qualcosa di più del clima instaurato in una seconda media da due alunni in particolare, un italiano e uno sloveno e che sarebbe la causa scatenante del gesto della ragazza. Ora si viene a conoscere che gli insegnanti avevano più volte segnalato in consiglio di classe, cioè in un ambito ufficiale della scuola con tanto di verbale, il clima di indisciplina instaurato dal comportamento dei due bulli, che in piena lezione si permettevano notevoli iniziative di disturbo. Strano che alla rilevazione dei fatti non sia seguito nessun provvedimento disciplinare, nessun avviso alle famiglie nel tentativo almeno di arginare i soprusi. I quali, si è scoperto grazie al gesto estremo della compagna di classe più tartassata, erano anche personali e non riguardavano solo lei, ma anche altri allievi, sebbene in misura minore e con conseguenze meno gravi.

Certo è una bella sconfitta per la scuola tutta, per la dirigente scolastica, per gli insegnanti, per le famiglie e anche per gli studenti che sia verificato un episodio di questo genere. Non è facile combattere con la subdola violenza di ragazzini prepotenti. Chi abbia avuto in classe almeno un allievo di questo genere, sa bene che la lotta è quotidiana ed esasperante, perché il ragazzo disturbato diventa poi spesso cattivo e si crea degli alleati nella classe per far la guerra all'insegnante preso di mira. Ma si può e si deve intervenire. Per sé, per lui, per la classe intera. Qui sembra che ciò non sia avvenuto, che ci si sia fermati alla segnalazione di un problema disciplinare, senza cercare di capirne le cause e soprattutto senza mettere in atto iniziative di contrasto e di correzione che sono previste anche dalla blanda normativa e dalla ancor più blanda prassi invalsa da molti anni nella scuola italiana. 

La giovane età di un ragazzo, aperta alle cose belle e grandi che gli sono proposte, anche dalla scuola, corre il rischio di inacidirsi e talvolta di diventare cattiva, se viene lasciata a se stessa, per esempio lasciando correre atti, gesti, parole che turbano l'ora di lezione e la sensibilità dei compagni. Quale patto educativo è mai quello in cui non si comunichino all'adulto le angherie subite, gli scherzi cattivi, le frasi che feriscono più dei coltelli e che a lungo andare creano assenza di autostima e vuoto?


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
27/02/2016 - bullismo (roberto castenetto)

In realtà il caso di Pordenone è più complesso e non riguarda solo i compagni prepotenti, i quali, tra l'altro, nella loro incoscienza, provocavano su una questione di fondo, "Tu cosa servi a questo mondo?". Se la scuola si occupasse di questa domanda, forse le cose andrebbero meglio. C'è poi un altro elemento di cui tenere conto. In Friuli sta prendendo piede, da alcuni anni, grazie alla spinta delle istituzioni e della politica, un progetto sul bullismo omofobico, con uno strabismo clamoroso sulle questioni reali. Per cui c'è una strumentalizzazione indegna del vissuto di questi ragazzi, più volte denunciata da genitori e docenti. Speriamo che questa triste vicenda serva ad aprire gli occhi a tanti.