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ANTONIO SARCINA/ Addio al medico che amava i volti dell'uomo

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Antonio Sarcina (1953-2016)  Antonio Sarcina (1953-2016)

La foto che vedete in mezzo a queste righe, è una fra le prime che IlSussidiario.net ha pubblicato a illustrazione di un reportage sul campo. E' il ritratto di Samar Sahhar, palestinese cristiana che, finché ha potuto, ha tenuto aperta e viva Lazarus Home a Betania: una casa d'accoglienza per madri e figlie abusate, abbandonate, perseguitate. Un vero segno di contraddizione in Terra Santa, nella no man's land stretta fra il nuovo Muro e le ombre cupe del fondamentalismo islamico.

L'autore della foto è Antonio Sarcina, scomparso pochi giorni fa. IlSussidiario l'ha pubblicata nel gennaio 2010. Già allora Antonio era un lettore e un amico del "Sussi", oltreché un fotografo esperto e appassionato, dallo stile inconfondibile per chi conosceva lui e le sue foto.

Amava i volti, Antonio. I volti degli uomini e delle donne; di sua moglie Cristiana, dei suoi figli, del padre e della madre, dei suoi amici, dei tanti che erano divenuti suoi amici anzitutto perché lui lo desiderava. E quando fotografava un volto, dava il meglio nel fissarne tutto il meglio. Ne rivelava la bellezza, ne indicava l'importanza, ne coglieva e raccontava l'unicità. Una singolarità che per lui - e per chi posava l'occhio, la mente e il cuore sulle sue foto - era sempre sorprendente, mai misteriosa.

Ritrarre i volti dell'uomo era - per Antonio - uno dei modi molteplici di vivere e annunciare la propria fede cristiana: una fede nitida e profonda, evangelica, come le sue foto. Una fede che nei suoi ultimi giorni ha testimoniato in modo singolare - tutt'altro che misterioso - a tutti coloro che gli erano intorno. Ne ha fatto un dono finale e indimenticabile ai confratelli di Comunione e liberazione.

Non era diverso lo sguardo - intenso, attento - che Antonio riservava ai corpi sofferenti che ogni giorno si affidavano alle sue cure di medico. Non è mai stata diversa la mano: intelligente, amorevole, sempre connessa con il cuore. Non è mai stata diversa una vita che è stata un costante esercizio di auto-educazione: dalla Milano degli anni 50 e 60, a Città Studi, alla laurea in Medicina alla Statale, al perfezionamento negli Stati Uniti, al Poliambulanza di Brescia - uno dei pochi ospedali cattolici rimasti in Italia - come primario di Chirurgia vascolare.

Mancherà a molti, moltissimi, Antonio. Anche a tutti noi del Sussidiario.

(Antonio Quaglio)



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