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GIORNO DEL RICORDO/ De Gregori, Benvenuti e mio padre. Alla fine conta la pietà

Pubblicazione:martedì 9 febbraio 2016 - Ultimo aggiornamento:martedì 9 febbraio 2016, 8.43

Profughi in attesa di salire sul Toscana, immagine dal web Profughi in attesa di salire sul Toscana, immagine dal web

A Pola ad esempio, dove fino all'ultimo si era sperato che la città rimanesse italiana, se ne andarono 28.058 persone sui 31.700 residenti. Dalla città di Fiume se ne andarono più di 30mila persone. Si dispersero per l'Italia, moltissimi anche in altre nazioni. 

Sulle banchine del porto di Pola c'erano personaggi poi diventati famosi, come il campione del mondo di boxe Nino Benvenuti, che nel suo libro L'isola che non c'è così ha ricordato quei momenti: "Le banchine del porto di Pola erano affollate da migliaia di persone. Erano venuti da tutte le parti della Dalmazia, da Fiume, da Zara, da Spalato. Ad aspettarli c'era la motonave Toscana, un vecchio piroscafo che la Marina Militare aveva acquistato, usato, nel 1935. Era una delle poche imbarcazioni che si era salvata dalla guerra e, quindi, uno dei pochi mezzi disponibili. Ancorata lì nel porto, con la sua sagoma nera, era inquietante. Eppure per quella gente rappresentava una via di salvezza. Si vedevano i profughi arrancare sulle banchine, trascinando nel ghiaccio le loro cose. Sul molo erano poggiati tinelli, cucine, vecchie camere da letto, nell'illusione di poter portar via con sé un pezzo della propria storia. Pola sembrava una città fantasma". 

C'era anche mio padre, su quella banchina, quel giorno. Non ha mai voluto parlare di quell'esodo. Era semplicemente uno dei tanti che arrancavano sulla banchina di Pola e si dava da fare per salire sul Toscana. Tanti anni dopo avrei trovato in una vecchia scatola che gli apparteneva, assieme ad altre cose, un ritaglio di giornale datato 1962 (curiosamente, lo stesso anno in cui nascevo io). Riportava la notizia dell'ultimo viaggio e della definitiva demolizione del Toscana. La sorella e i genitori, che invece preferirono restare vicini geograficamente alla loro terra e casa, sperando forse ingenuamente di farci presto ritorno, si diressero via terra verso il valico di Trieste. Una volta  arrivati, l' accoglienza da parte dei connazionali italiani  fu di metterli in fila per  farsi una doccia e l'offerta di  cento lire. Mio padre andò in Sardegna, cominciando da allora una sorta di esodo personale che lo portò in mezza Italia e anche in Francia. Forse non era più riuscito a ritrovare quella casa che aveva dovuto abbandonare.

Anche Francesco De Gregori, il nipote del Bolla, non si è mai espresso pubblicamente sui fatti che portarono alla morte dello zio. Era però presente quel giorno del 2012 quando Napolitano a Porzus commemorò i fatti. In un suo disco del 1996 c'è un brano, Stelutis alpinis, che parla di un soldato morto in guerra, sepolto nei prati sulla cui tomba è cresciuta una stella alpina. Fu composto in dialetto nel 1920 da un esule friulano della Grande guerra, De Gregori ne ha fatto una versione tradotta in italiano. In quei versi pieni di pietà uno può immaginarsi il volto del Bolla: "Se un mattino tu verrai fino in cima alle montagne troverai una stella alpina che è fiorita sul mio sangue. Per segnarla c'è una croce, chi l'ha messa non lo so. Ma è lassù che dormo in pace e per sempre dormirò. Tu raccogli quella stella che sa tutto del tuo amore, sarai l'unica a vederla e a nasconderla sul cuore. Quando a sera sarai sola non piangere perché nel ricordo vedrai ancora tu e la stella insieme a me. Tu e la stella insieme a me". Alla fine di tutte le tragedie quello che conta davvero è la pietà.



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COMMENTI
09/02/2016 - commento (francesco taddei)

bisognerebbe spiegare a napolitano che tali crimini furono commessi dal regime comunista jugoslavo e non dal nazionalismo che oggi si riaffaccia in europa. poi a tutti i cattolici e democristiani, che de gasperi era un politico, non un super eroe e come politico fece degli errori e lo si può criticare per questo, tra i quali il trattamento da profughi riservato agli esuli e l'accusa di traditori lanciata dai comunisti di allora. anche oggi c'è una parte di politici di sinistra che preferisce non ricordare.