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Cronaca

LUCA VARANI/ Se i gay non sono più assassini di Adinolfi e noi

Marc Prato (Foto dal web)Marc Prato (Foto dal web)

Vorrei sentire la parola peccato e la parola demonio, che non si può spiegare altrimenti la tortura, e la bestialità. Non mi basta neppure il termine follia: troppo comodo, mestiere degli avvocati difensori, i folli non organizzano apericena gremiti di gente à la page, non frequentano lo star system, e comunque se tali erano nessuno pareva accorgersene e stare in guardia. Ma ugualmente nauseano i tentativi di comprendere l'orrore, lo ripetiamo, cercandone le cause scatenanti nella discriminazione, nella difficoltà a trovarsi in una indefinitività di genere. Ovvero: questo bieco omicida, Marco Prato, temeva di non essere accettato, viveva contrasti familiari, proprio in quanto gay. Vedete che può succedere a un uomo se lo si spinge ad odiare se stesso e la vita. Infatti ha cercato di togliersela, con una messinscena che ancora non è chiaro quanto fosse letale, o non piuttosto volta a lenire la pena. Nessuno impediva a Prato di frequentare locali Lgbt, di vendersi e comprare, e perfino picchiare ragazzi non consenzienti, intimidendoli con minacce e promesse di denaro. 

Di nuovo, tocca ricordare che l'uomo è libero, che nessuna condizione di vita può giustificare il male, che sempre viene scelto, perché ci sono uomini e donne tormentati e infelici che non lo scelgono, mai, e si farebbero uccidere piuttosto che uccidere. Per di più, per provare l'effetto che fa. Ma dobbiamo ripetere cose complesse, tipo che l'acqua è bagnata. Dobbiamo ripetere che  togliendo Dio dall'orizzonte dell'uomo ogni cosa è possibile, anche l'orrore. Dio, o l'amore a sé, alle persone, che anche chi non crede onora e custodisce come bene prezioso. Chi crede, sa che anche questo è un benedetto riverbero di Dio.

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COMMENTI
10/03/2016 - Siamo tutti probabili assassini? (claudia mazzola)

E' come quando senti in tv che intervistano i vicini di casa dove è stato compiuto un'omicidio: "Era una persona normalissima?" Cioè?

 
10/03/2016 - Più vittima che assassino (Giuseppe Crippa)

Francamente non mi sembra il caso che Monica Mondo (ed il titolista) si impegnino così a criticare un post su Facebook di Mario Adinolfi, scritto il 7 marzo alle 8:14, pochissimo dopo la diffusione della notizia dell’efferato delitto di Luca Varani. Lo riporto quasi integralmente: “Repubblica riesce a raccontare l'orrore della morte di Luca Varani senza mai scrivere la parola "gay". Eppure Manuel Foffo, l'omicida, a Roma era notissimo insieme all'amico Marco Prato come organizzatore di eventi per la galassia omosessuale. E Varani secondo l'ipotesi accreditata è stato ucciso per aver rifiutato un rapporto con Foffo ed il suo amico, in maniera infinitamente crudele. … La lobby Lgbt nella comunicazione è molto forte, riesce a occultare i particolari per sé fastidiosi.” Eccolo qui il giudizio implacabile (sic) di Adinolfi, che a giudicare dai commenti insultanti e minacciosi che quotidianamente riceve sulla sua pagina Facebook è molto più candidato a divenire vittima che assassino.