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LUCA VARANI/ Se i gay non sono più assassini di Adinolfi e noi

Pubblicazione:giovedì 10 marzo 2016

Marc Prato (Foto dal web) Marc Prato (Foto dal web)

OMICIDIO LUCA VARANI. Vorrei dire un paio di cose sul delitto atroce di Luca Varani. Innanzitutto che scompaia presto dalle copertine di tg e giornali, almeno nei suoi aspetti più crudi ed efferati. Bisogna pur pensare ai genitori di quel ragazzo, alla sua fidanzata. L'orrore sia riservato agli inquirenti. Seconda osservazione: i genitori degli assassini non dovrebbero parlare, per rispetto della vittima, per decenza rispetto al loro totale fallimento educativo. Che se è vero che le colpe non ricadono sulle generazioni precedenti o successive, è saggio ragionare sul tipo di vita dorata che a questi scapestrati è stato permesso, da tempi lontani. 

Una settimana fa che avrebbe detto del figlio il padre di Manuel Foffo? Davvero non sapeva, e ha sempre disapprovato? Può darsi. Ma le comparsate giustificative dell'ingiustificabile in televisione non sono accettabili. La colpa è della cocaina? Di chi la taglia in modo da renderla micidiale, da trasformare uomini in mostri? Non erano ragazzini di primo pelo caduti ingenuamente in mani adunche e voraci. I voraci e violenti erano loro, che di cocaina si facevano abitualmente, loro erano i cattivi, come dimostrano altri episodi del curriculum che stanno saltando fuori. Due disgraziati, cioè letteralmente senza grazia e gratitudine per quel che avevano, due idioti egoisti e rapaci, assetati di piacere e annoiati della vita e dello stesso piacere. Due colpevoli, senza se e senza ma. 

Che siano pentiti, è una possibilità di cambiamento, che lasciamo alla loro coscienza, ma che non ci commuove, non ora, non senza la verifica del tempo e dei comportamenti giorno dopo giorno, espiando la colpa. 

E poi, altra osservazione: la storia non è stata interamente scritta. Ci sono particolari, soggetti terzi coinvolti, racconti che emergono e che tingono in modo ancora più fosco, se possibile, la tragedia consumata in un alloggio bene, che ancora odora di sangue. Aspettiamo, a giudicare, a commentare, a cercare cavilli. A sfruttare un episodio terribile di cronaca nero pece per tirar acqua al mulino delle ideologie, che macina solo aria, torbida e fetida. Mario Adinolfi posta il suo giudizio implacabile. Luca Varani ucciso perché ritenuto omofobo, perché sul suo profilo Facebook pareva irridere ai matrimoni gay ed esprimere disapprovazione per il ddl Cirinnà. Con tutta la delicatezza e la non conoscenza delle convinzioni della vittima, non ci pare poter ascrivere quel ragazzo alla schiera dei militanti del Family day, e soprattutto non pare che la ricerca affannosa tramite decine di sms degli assassini cercasse una scrematura precisa tra eterosessuali omofobi. I gay, ammesso che i due criminali lo fossero entrambi, cosa non necessaria per stordirsi di droga e vivere di sconcezze, non sono più propensi al male né più deboli nel cedervi. Sono esattamente come Adinolfi e come tutti noi, uomini, che il male ce l'hanno dentro, e da un cristiano orgogliosamente rivendicativo mi aspetto solo preghiere, citazioni di Hannah Arendt sulla banalità del male, e magari, quello sì, una riflessione sul vuoto esistenziale che generazioni di adulti hanno determinato, facilitato, protetto come estrema forma di libertà. 


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COMMENTI
10/03/2016 - Siamo tutti probabili assassini? (claudia mazzola)

E' come quando senti in tv che intervistano i vicini di casa dove è stato compiuto un'omicidio: "Era una persona normalissima?" Cioè?

 
10/03/2016 - Più vittima che assassino (Giuseppe Crippa)

Francamente non mi sembra il caso che Monica Mondo (ed il titolista) si impegnino così a criticare un post su Facebook di Mario Adinolfi, scritto il 7 marzo alle 8:14, pochissimo dopo la diffusione della notizia dell’efferato delitto di Luca Varani. Lo riporto quasi integralmente: “Repubblica riesce a raccontare l'orrore della morte di Luca Varani senza mai scrivere la parola "gay". Eppure Manuel Foffo, l'omicida, a Roma era notissimo insieme all'amico Marco Prato come organizzatore di eventi per la galassia omosessuale. E Varani secondo l'ipotesi accreditata è stato ucciso per aver rifiutato un rapporto con Foffo ed il suo amico, in maniera infinitamente crudele. … La lobby Lgbt nella comunicazione è molto forte, riesce a occultare i particolari per sé fastidiosi.” Eccolo qui il giudizio implacabile (sic) di Adinolfi, che a giudicare dai commenti insultanti e minacciosi che quotidianamente riceve sulla sua pagina Facebook è molto più candidato a divenire vittima che assassino.