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Cronaca

SAN MASSIMILIANO/ Santo del giorno, il 12 marzo si celebra san Massimiliano

San Massimiliano è il santo che viene celebrato nella giornata di oggi, sabato 12 marzo, dalla chiesa cattolica. E' considerato il patrono degli obiettori di coscienza. La sua storia

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Il 12 marzo la Chiesa Cattolica celebra la memoria di San Massimiliano di Tebessa, oggi patrono degli obiettori di coscienza. Il Santo visse tra il 274 ed il 295 circa, sotto il consolato di Nummio Tusco e Gaio Annio Anullino. Data la lontananza nei secoli, sono davvero scarse le notizie biografiche, e non solo, relative a san Massimiliano di Tebessa. Le pochissime notizie che ci è consentito di custodire ci sono state tramandate da Passio Sancti Massimiliani. Dalle poche fonti a nostra disposizione si conosce che san Massimiliano visse a Tebessa, nella zona molto vicina a Cartagine.
Dai testi di Passio Sancti Massimiliani si sa con certezza che san Massimiliano di Tebessa si era sempre dichiarato un fervente cristiano. Questa sua caratteristica lo portò alla morte, il 12 marzo del 295 d. C. A riguardo, è proprio Passio Sancti Massimiliani a raccontare l'episodio e spiegarne anche le ragioni. Si narra che il santo, ancora giovane, appartenesse ad un movimento religioso piuttosto compatto e rigido, noto con il nome di cristianesimo sommerso. Per comprendere adeguatamente il caso di san Massimiliano di Tebessa occorre ricordare che il santo visse in un momento anteriore alla Riforma Protestante e, addirittura, antecedente al governo di Costantino, passato alla storia per aver riconosciuto piena libertà al Cristianesimo. San Massimiliano di Tebessa, quindi, visse nei primi secoli del Cristianesimo, quando questa corrente religiosa era la più diffusa e seguita. Va precisato che il movimento si mantenne vivo anche nei secoli successivi, coinvolgendo personaggi illustri come Don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana, padre Balducci, o il contadino austriaco Franz Jaegerstaetter, che durante il Nazismo, sull'esempio di san Massimiliano di Tebessa rifiutò di arruolarsi nei reparti della Wermacht, pagando con la propria vita. 

Passio Sancti Massimiliani racconta che il santo fu processato per la sua appartenenza a questo movimento religioso. Infatti, il cristianesimo sommerso predicava soprattutto l'incompatibilità tra la fede cristiana e l'uso delle ami, nonché il servizio militare. Questo, naturalmente, non solo perché la fede cristiana non poteva accettare il ricorso alla violenza, concependo la morte di altri individui ma, soprattutto, perché il battezzato riceve il segno di appartenenza a Dio. Per questa ragione, allora, è impensabile che il battezzato potesse sottomettersi ad un altro individuo, come ad esempio l'imperatore. A conferma di ciò, Tertulliano nella sua opera, chiamata De Corona, raccontava di un giovanissimo soldato che, durante una cerimonia in onore dell'imperatore, rifiutò di indossare una corona d'alloro. Il suo rifiuto era giustificabile dalla sua appartenenza al cristianesimo. Anche in questo caso, il giovane soldato fu dapprima chiuso in carcere, dopo processato. Lo studioso P. Siniscalco analizzò con molta attenzione il caso di san Massimiliano di Tebessa, ribadendo che il rifiuto di arruolarsi è riconducibile soprattutto al desiderio del martire di non contravvenire agli insegnamenti del Vangelo, commettendo atti di violenza.
È per questa ragione, allora, che san Massimiliano di Tebessa fu considerato il primo degli obiettori di coscienza cristiani, fermo nelle sue idee, che volle difendere sacrificando la propria vita.

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