BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

13 MARZO 2013/ Papa Francesco, la rivoluzione (cattolica) del perdono di Dio

Papa Francesco (Foto dal web) Papa Francesco (Foto dal web)

"Sono poi convinto che fine del dialogo sia per l'appunto rivelare la fallacia e l'arroganza di un simile atteggiamento. E questa la sorta di umiltà che ci si attende da tutti i partecipanti al dialogo, compresi gli ortodossi, che ritengono di aver conservato la pienezza della verità cristiana. Il vero dialogo è un dono di Dio. Secondo Giovanni Crisostomo, arcivescovo di Costantinopoli nel IV secolo, Dio è costantemente intento a dialogare personalmente con gli esseri umani. Dio parla continuamente: mediante i profeti e gli apostoli, i santi e i mistici, e perfino tramite la stessa creazione materiale, poiché "i cieli narrano la gloria di Dio" (Sal 19,1). Chiunque sa ascoltare le parole di Dio attraverso gli uomini e le sue parole silenziose attraverso la natura è realmente benedetto. La parola di Dio assume un senso per noi quando rispondiamo a essa nella fede. E anche le parole umane sono molto più fruttuose nel dialogo piuttosto che in un monologo".

Non è difficile vedere anche in queste poche righe la consonanza con quanto più volte papa Francesco ha ripetuto a proposito del valore del dialogo e del fatto che una concentrazione dell'annuncio su alcuni aspetti particolarmente urgenti del patrimonio dottrinale cristiano non comporta la rinuncia alla verità dell'intero depositum fidei.

Un secondo esempio di questa consonanza riguarda il tema della misericordia, cui abbiamo fatto cenno in apertura. In questo aspetto di capitale importanza, le affermazioni della Misericordiae vultus trovano una singolare risonanza proprio nei passi dei Dottori più importanti della Chiesa della Siria: una Chiesa che da più di quindici secoli si trova a fare i conti con la persecuzione e l'oppressione, presente come una costante della sua esperienza di fede, e che nonostante questo ha generato pagine di sconcertante profondità sul tema della misericordia. Leggiamo solo qualche riga di Isacco di Ninive, vissuto nel VII secolo.

"O uomo... se desideri curare le infermità altrui, sappi che quanti sono infermi hanno bisogno di cura più che di rimprovero. Perciò, quando tu non sei di aiuto agli altri, tu infliggi a te stesso una grande infermità. Infatti, fra gli uomini, lo zelo non è considerato una varietà di sapienza, ma piuttosto un'infermità dell'anima, poiché esso è segno di un'intelligenza ristretta e di una grande ignoranza. Principio della sapienza divina è la calma, che si acquisisce per mezzo della magnanimità, e il portare le debolezze degli uomini. È detto infatti: Voi forti portate il peso degli infermi; e: Correggete il trasgressore con spirito umile. L'Apostolo annovera tra i frutti dello Spirito santo la pace e la pazienza. Come la stoppia e il fuoco non possono restare in una medesima casa, così neppure la giustizia e la misericordia in una medesima anima. Come un granello di sabbia non bilancia una gran quantità di oro, così il bisogno di giustizia di Dio non bilancia la sua compassione… Come non può essere fermata una fonte ricca di acque con un pugno di polvere, così non può essere vinta la misericordia del Creatore dal male delle creature".