BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LUCA VARANI/ Piccola guida per capire il male "banale" degli assassini Prato e Foffo

Pubblicazione:lunedì 14 marzo 2016

Marc Prato (Foto dal web) Marc Prato (Foto dal web)

L'idea di un Male come ente che alberga potenzialmente in ciascuno — in Eichmann come in Foffo o in Prato, come nel fornaio sotto casa — è stata fortemente criticata, con invidiabile lucidità, da Hannah Arendt quando nella sua Banalità del male (minuscolo) scrive che "da un punto di vista morale ritenersi colpevoli quando non si è fatto nulla di male non è meno errato che sentirsi liberi da ogni colpa quando si è fatto del male". Nella stessa opera Arendt problematizza l'esistenza di un male radicale (sempre in minuscolo), che infine rifiuta. Salvo considerare attentamente che esso possa ravvisarsi nell'idea di crimine irresponsabile, non tanto perché non sia possibile risalire a un colpevole, ma perché quest'ultimo se ne ritiene non imputabile: responsabile e non responsabile allo stesso tempo. Come nel caso del debole alibi utilizzato da Eichmann al processo di Gerusalemme, che già sembra ispirare la linea difensiva dei legali dei due giovani assassini romani: certo esecutori materiali dell'assurdo omicidio, ma invalidati come responsabili dal consumo di coca, come Eichmann dall'obbligo all'ubbidienza.

Nel merito della vicenda processuale che sta muovendo i primi passi, è auspicabile un orientamento non dissimile da quello adottato dalla Corte d'appello del Tribunale di Gerusalemme, che esaminando il ricorso della difesa riconobbe al di là di ogni possibile dubbio che "Eichmann era il superiore di se stesso". Si può lasciare serenamente che gli esperti dibattano sugli effetti delle sostanze dopanti, se possano o meno indurre allucinazioni omicide, perché in qualità di "superiori di se stessi" i bulli del male del sabato sera restano pienamente responsabili delle loro azioni. Compreso l'essere andati con le proprie gambe in bocca al leone: la droga come belva, questa sì, non loro: utili idioti di una teoria di godimento di matrice sadiana (sadica e narcisista: da verificare se non siano sinonimi) che ha inabilitato il loro pensiero individuale, prima ancora e peggio della coca.

Padre Brown, il famoso personaggio di Chesterton, soleva dire che la scoperta di un crimine nasconde sempre una buona notizia la quale coincide nell'individuazione del soggetto che la compie, il quale è costretto — magari dalla legge — a compattarsi con i propri atti, ammettendo: sono stato io. Ammissione senza la quale non c'è Porta Santa o Misericordia che tenga. Perché senza un io che precede, anche all'onnipotenza divina è impossibile il perdono.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.