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LUCA VARANI/ Piccola guida per capire il male "banale" degli assassini Prato e Foffo

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Marc Prato (Foto dal web)  Marc Prato (Foto dal web)

LUCA VARANI. L'omicidio di Luca Varani pone tra gli altri un problema giornalistico di impaginazione: cronaca nera o costume? La domanda non è oziosa, perché un week end con la "neve" pare d'uso come tempo fa la settimana bianca, e a prendere posizione contro l'allegro uso di dopanti vari si rischia pure l'ostracismo dei media più "à la page". Anche di quelli pronti a stracciarsi le vesti col senno del poi. D'altronde resta vero che la censura è parte integrante della trasgressione, come ricordano san Paolo nella Lettera ai Romani, Ambrogio nelle sue prediche, per arrivare a Lacan e all'epigone Massimo Recalcati, che l'8 marzo sulle pagine di Repubblica ha rilanciato, commentando il truce delitto romano, il nesso tra godimento (perverso) e legge. Parola che lo psicoanalista oggi più in voga in Italia scrive con la maiuscola, come debito a una tradizione sacrale della legge, tramontata ormai, ma alla quale non è facile — neppure per un laico — trovare un sostituto.

Kant, che la legge la faceva sorgere dal soggetto, già aveva indagato questo vortice oscuro nella sua Ragion Pratica quando propose il paradosso della forca allestita davanti al bordello, chiedendosi, se posto come divieto al godimento il simbolo della massima pena, esso avrebbe rappresentato davvero un rinforzo negativo o non invece un eccitante incentivo.

L'idea che alla normalità corrisponda un godimento "così così" non è soltanto un verso di Ligabue in una delle sue fortunate canzoni, ma un pensiero che può vantare padri nobili risalendo al Platone di "in vino veritas", fino all'Elogio della follia di Erasmo, al Don Giovanni di Kierkegaard e al moderno elogio creativo della patologia. Elogio che ha creato un pregiudizio nel quale sono rimasti intrappolate generazioni di artisti, letterati e rock star à la Kurt Cobain, altri giganti come lui e comuni mortali come tanti altri.

Recalcati con la maiuscola scrive anche la parola Male, indicandola come la Causa non Causa (ancora con la maiuscola) della volontà perversa dei due killer di Luca Varani: Marc Prato, il brillante pr bisex con aspirazioni di trasformismo femminile e l'incerto etero Manuel Foffo, pronto a buttarsi "anima e corpo" in una grande abbuffata — non più di spaghetti: i tempi cambiano — ma di coca e sesso omosessuale. In questo abbondare di maiuscole e di allusioni metafisiche, Recalcati convince sicuramente meno che non richiamando l'attenzione sull'idea dell'imperativo categorico moderno: Godi! formulato da Lacan, sulle orme di Freud, come il volto "osceno e feroce" del super io censore.

Nel suo famoso seminario, ancorché poco conosciuto al di fuori di una cerchia di addetti e appassionati, intitolato Ancora (1972-1973) Lacan anticipa di almeno un ventennio i temi che saranno poi della psichiatria dedicata alle dipendenze, riassunti a denominator comune sotto la voce addition: ancora! ancora! ancora! — la parola chiave dello sballo come imperativo insoddisfacente. O cattivo infinito, come preferite.


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