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Cronaca

ATTENTATO A BRUXELLES/ Anche l'Italia è nel mirino, il "13 novembre" continua

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Il Belgio è da tempo un Paese dove ci sono filiere di musulmani radicali che hanno supportato varie forme di organizzazioni terroristiche di matrice islamista. Queste ultime gravitano in parte su Londra e in parte sul network europeo di Al Qaeda. Quindi sul Belgio non si è scoperto niente di nuovo. Però c’è un humus musulmano: evidentemente solo una minima parte è radicale, ma è una parte preoccupante.

 

Possibile che i responsabili degli attentati di Parigi siano rimasti in Belgio anziché fuggire in Siria?

Oggi lo escluderei. Chi è rimasto sono i supporter, i membri del gruppo o forse qualcuno che ha collaborato in modo non così diretto rispetto alle vicende del 13 novembre a Parigi.

 

L’auto esplosa a Berlino è in qualche modo collegata alla retata in Belgio?

No. Oggi lo escluderei ma vedremo che cosa diranno le indagini nelle prossime ore.

 

Ci sono pericoli per l’Italia?

Rispetto a questo episodio no. In generale l’Italia ha un rischio che negli ultimi mesi non è cambiato. Il nostro è un Paese che partecipa alla coalizione internazionale in Iraq. Ospitiamo inoltre una comunità musulmana che ha avuto tra le sue presenze dei soggetti legati all’area terroristica. Fortunatamente però c’è stata una capacità di intelligence e di polizia che ha monitorato adeguatamente la minaccia.

 

I negoziati in corso sul futuro della Siria possono aumentare il rischio attentati?

Non necessariamente; i negoziati di pace non sono una delle possibilità che concretamente accrescono il rischio di attentati.

 

(Pietro Vernizzi)

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