BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

ADOZIONI GAY/ Attenti a chi vuol "moltiplicare" le mamme ma nasconde la realtà

InfophotoInfophoto

Queste "singolari" sentenze dei giudici di merito hanno d'altra parte l'avallo della Corte di Cassazione, che in una sua pronuncia dell'11gennaio 2013 (la n. 601) ha dichiarato — peraltro apoditticamente e senza null'altro argomentare — che è frutto di «mero pre-giudizio» ritenere «che sia dannoso per l'equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale». Nessun dubbio, dunque, per la Corte suprema di legittimità, circa la crescita di un bambino con due persone sessualmente "omologhe", pertanto impossibilitate — per definizione — a rappresentare e trasmettere la realtà antropologica della differenziazione (dimorfismo) sessuale, quando invece sarebbe stato opportuno quantomeno un saggio ricorso al principio di precauzione, la cui applicazione dovrebbe trovare un luogo di elezione proprio in questioni eticamente sensibili e di notevole rilevanza, come questa.

Un'ultima considerazione. Nel "politically correct" di questi giorni, l'esistenza di pronunce "creative", come quelle sopra riportate, è sovente chiamata a testimonianza della necessità ed urgenza di una regolamentazione legislativa della materia. Ma appare del tutto evidente la diversità della fonte invocata, con tutte le conseguenze che ne derivano. Nel caso della regolamentazione legislativa non si tratta più soltanto di "sanare" — più o meno ragionevolmente e prudentemente — situazioni pregresse e stati di fatto esistenti, ma di indicare una regola di azione valevole per il futuro, un agere licito tutelato e garantito da una norma di grado primario, un "modello" che viene additato ai cittadini come ordinariamente praticabile. E non è una argomentazione pretestuosa quella secondo cui in questo modo viene incentivata la pratica della "maternità surrogata" (cosiddetto "utero in affitto"): è questa infatti l'unica possibilità che hanno le coppie omosessuali maschili di avere figli geneticamente propri (di uno dei due conviventi). Si verrebbe altresì a creare una inconsueta nuova situazione antropologica, che ha paradossalmente come protagonista un "soggetto assente", il bambino voluto da una sorta di desiderio prometeico di genitorialità («determinazione incoercibile», secondo la Corte costituzionale, nella sentenza n. 162 del 2014, sulla procreazione assistita eterologa), in questo caso della coppia di persone omosessuali.

Condensando in un imperativo primario la conclusione cui dovrebbe condurre la riflessione sin qui svolta, come ho già scritto in altre occasioni (Avvenire, 21 febbraio 2016; Stato, Chiese e pluralismo confessionalewww.statoechiese.it, n. 9/2016), io non esiterei ad inserire nel novero dei diritti fondamentali che naturalmente e normalmente competono ad ogni essere umano, ad ogni bambino, quello di non essere privato di una delle facoltà più belle e più grandi che ogni uomo possiede: quella di poter pronunciare, rispettivamente e distintamente, la parola "mamma" e la parola "papà", due parole che appartengono al lessico universale dell'umanità.

© Riproduzione Riservata.