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Cronaca

CENA IN COMPAGNIA/ Se il cibo, la vite, il grano, sono il primo segno di pace

Come da 8 anni a questa parte, l'appuntamento della Cena In ComPagnia si terrà il 4-5-6 marzo 2016 in tutti i Club Papillon d’Italia con l'intento di condividere il cibo. PAOLO MASSOBRIO

Gianni Rigoni Stern (Parole di Terra)Gianni Rigoni Stern (Parole di Terra)

Si può imparare a fare il proprio mestiere, decidendo che un piccolo spazio è riservato ai bisogni del mondo ? Io credo proprio di si. Facevano così anche imprenditori come Fossati e Ferrero, abbiamo voluto fare anche noi che abbiamo un’associazione dedicata al gusto, Il Club di Papillon, col rischio di finire diretti nel limbo dell’edonismo fine a se stesso. Così, da 8 anni abbiamo istituito la Cena In ComPagnia, con l’idea che in una certa data (quest’anno sarà il 4-5-6 marzo) in tutti i Club Papillon d’Italia ci si ritrovi a condividere il cibo (la radice della parola compagnia è Cum Panis) raccogliendo un’offerta che equivale a un pranzo in trattoria, per un’opera legata a quello che cerchiamo di vivere, il gusto appunto. 

Con questa dinamica, in 8 anni, abbiamo raccolto 115.000 euro, ma la cosa che più ci ha gratificato è quanto abbiamo imparato da quegli uomini e donne, religiosi o laici, che hanno deciso di dare il proprio tempo per sorreggere l’altro, talvolta sconosciuto. 

Nel 2008, quando iniziammo, partimmo da un barattolo di marmellata che conoscevamo molto bene. Lo facevamo le monache trappiste di Vitorchiano, e con i proventi di quel lavoro non solo si mantenevano ma stavano per aprire altri monasteri all’estero, con l’idea di portare il sapere benedettino nel mondo. Raccogliemmo 14 mila euro e fu un successo. 

Poi conoscemmo suor Gloria Riva, una monaca esperta d’arte, che ci introdusse alla bellezza, in una convention coi delegati di Papillon. E siccome voleva creare un luogo permanente dove incontrare questa bellezza, a Pietrarubbia, la aiutammo con una raccolta di 20 mila euro. Nel 2010 il terremoto dell’Aquila ci mise sulle tracce di Mauro De Paulis di Paganica (L'Aquila), autore di favolosi salumi come il “cuor di Paganica” col negozio inagibile. Quando venne a Golosaria a Milano, ricordo, si commosse sul palco. Poi aiutammo la cooperativa Edimar di Padova, che aveva istituito una scuola di panificazione per ragazzi che erano fuori dai circuiti scolastici. Negli anni a seguire, la nostra attenzione è stata per la Cooperativa Pars di Corridonia, che ha creato una casa di accoglienza in mezzo alla campagna (bellissima) per ragazzi e ragazze. E sempre partendo dal fattore agricolo come strumento di educazione. E poi il monasterino di Azeir tra la Siria e il Libano della monache benedettine di Valserena, come simbolo di una pace eroica. Queste suore le abbiamo conosciute perché un amico giornalista in visita da loro ha trovato il nostro libro Adesso, 365 giorni da vivere con gusto. E con trepidazione pensiamo a loro in questi giorni di tensione in quelle terre, e al segno che portano. E qui si capisce cosa vuol dire “condividere” nel tran tran del lavoro che uno fa. Vuol dire aver presente anche altro da sé.