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REFERENDUM vs UNIONI CIVILI/ E se le parrocchie stessero con Renzi?

Pubblicazione:mercoledì 2 marzo 2016

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Sembra sapere il fatto suo, Massimo Gandolfini. Ha sfidato Renzi sul referendum, gli ha detto pressappoco "tu hai fatto la legge sulle unioni civili? Noi ti voteremo contro nel tuo referendum (quello di ottobre, sulla riforma del senato), ti manderemo a casa, la pagherai". Renzi ha rilanciato, "andrò nelle parrocchie a spiegare la mia riforma, vedremo chi la spunta". 

C'è una prima osservazione, di puro buon senso: "ma che c'azzecca?". Che cosa c'entra il referendum sul senato con la legge sulle unioni civili? Non sembra un buon sistema, la politica del massacro, tu hai fatto una legge cattiva, io ti affosso su un'altra (a prescindere dal poco autorevole parere del sottoscritto, che è da quando, ragazzo, si affacciava sulla politica, che sogna di vedere la fine del bicameralismo perfetto, cancro del sistema italiano, voluto da De Gasperi e Togliatti per legare le mani alla temuta vittoria dell'avversario). 

Ma ce n'è una seconda, anche questa di semplice senso comune, ma più drammatica: è proprio sicuro, Gandolfini, di sapere da che parte stia la sensibilità di quella minoranza che ancora frequenta le parrocchie? Credevano di sapere dove stesse altri benintenzionati cattolici quando, tantissimi anni fa, promossero i referendum contro la legge sul divorzio e poi sull'aborto. Servirono solo per scoprire che la mentalità degli italiani, anche di tanti che ancora andavano in chiesa, era ormai da un'altra parte. 

Fu un duro risveglio; e anche, per certi aspetti, salutare: suggerì che forse era il caso di ripartire dall'inizio. Allora, la realistica proposta di Andreotti — una legge che consentisse il divorzio per i soli matrimoni civili — fu giudicata un compromesso inaccettabile, le fu preferito il muro contro muro, con i risultati che tutti sanno. 

Non vale la pena imparare dalla storia? L'aria, oggi, fatte le debite distinzioni, non mi pare tanto diversa da quella di allora. Non è un'illusione pensare che i pochi cattolici rimasti in Italia siano pronti a schierarsi compatti, al di là di quelli che si riconoscono in pur meritorie iniziative come il Family day, a difesa di un principio? Non è meglio un onesto punto di equilibrio come la legge sulle unioni civili senza la stepchild adoption — fu l'allora cardinal Ratzinger, se la memoria non mi tradisce, a definire la politica come "arte del compromesso" — a uno scontro all'ultimo sangue? Siamo proprio sicuri che serva un tutto o niente, da cui si può uscire solo perdenti?



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COMMENTI
02/03/2016 - Una domanda a Persico (Nicola Marai)

Posto che ogni riflessione è preziosa, mi chiedo perché questo articolo, come altri simili, cerchi di dire che la sana protesta di alcuni, protesta rispetto ai contenuti e ai metodi di questa legge (entrambi chiaramente contestabili), in realtà sia figlia di una miopia. Che cosa si vuole dimostrare? Che è meglio tacere? Se Gandolfini o il F.D. non vanno bene Roberto Persico cosa propone? Cordialità.

 
02/03/2016 - Chi rischia di uscire perdente? (giacomo rocchi)

La frase finale dell'articolo è densa di significato che deve essere però svelato. Chi rischia di uscire perdente da una battaglia di questo tipo? La battaglia è di una "parte" oppure è per il bene comune e, quindi, per tutta la società? Sembra che Persico presupponga che le battaglie siano fatte a sostegno di una "parte" che difende se stessa ... ma non è così! Ancora: "perdente" è chi ha combattuto a viso aperto per il bene della sua famiglia e della società oppure chi si è rintanato dietro un angolo aspettando che la battaglia passi? E infine: se - come sembra ritenere Persico - la battaglia è di una parte, per quale motivo i "cattolici" dovrebbero costituire una parte sola? Io con Roberto Persico - e con Maurizio Lupi, Angelino Alfano ecc. - non ci sto, sono da un'altra parte! Io sono tra quelli che si sono ricordati di un discorso del 1979: "Ci alzeremo in piedi ...". Persico stia pure seduto ai piedi del reuccio in attesa di qualche osso.

 
02/03/2016 - Imparare dalla storia (giacomo rocchi)

Persico dovrebbe davvero imparare dalla storia! Possibile che non abbia capito che tutte le proposte compromissorie sui temi "non negoziabili" si sono trasformate nella loro negazione assoluta? Non vede che il divorzio è diventato a richiesta, che l'aborto è permesso sempre e in ogni caso, costituendo un vero e proprio diritto soggettivo, e che tutti i "paletti" posti dalla legge 40 sono inevitabilmente crollati? Ma, a parte questa palese ignoranza della storia reale, mi scandalizzo che qualcuno definisca "un onesto punto di equilibrio" la legge passata perché non prevede la stepchild adoption: ONESTO? Chi è onesto? quello che partecipava al Family Day nel 2007 e oggi deve pagare una cambiale a qualcuno e non vuole sentire ragioni e che il giorno dopo l'approvazione dell'emendamento propone una legge sulle adozioni? E' onesto chi nega la realtà naturale della famiglia? Ho un sospetto: la storia che Persico guarda è questa: a) non dobbiamo perdere; b) dobbiamo restare attaccati al potere; c) il potere ci dà l'8 per mille; c) i principi non negoziabili non esistono; d) dobbiamo cercare il compromesso a tutti i costi; e) la fede cristiana non c'entra nulla con i principi non negoziabili; f) ho paura. Auguri!

 
02/03/2016 - ....le parrocchie non c’entrano affatto (felice eugenio crema)

La seconda riguarda il metodo. La forzatura violenta, incurante delle contraddizioni delle scelte e delle argomentazioni via via portate, in particolare dal Presidente Renzi (governo fuori, governo dentro; rispetto della libertà di coscienza, fiducia al governo) pongono in una prospettiva diversa, preoccupante per il futuro della nostra democrazia, l’approvazione del combinato della riforma costituzionale approvata e della nuova legge elettorale. E il solo punto su cui sarà possibile agire nel breve periodo è la riforma costituzionale. Come vedi la questione delle parrocchie è irrilevante e lo sarebbe anche se muovessero più di alcune frazioni di punto dell’elettorato.

 
02/03/2016 - Caro Bobo, forse ti sfugge il problema.... (felice eugenio crema)

Che ci azzecca la riforma costituzionale con le riforme dei diritti civili? Domanda legittima che merita due risposte. La prima riguarda il merito della legge sui diritti civili dei LGBTQ che lede il testo e lo spirito della Costituzione che inserisce la famiglia in un preciso contesto (i rapporti etico-sociali) assieme alla salute e all’educazione/istruzione. Si tratta di formazioni sociali che eccedono per peso tutte le altre forme associative garantire dagli artt. 2 e 3 perchè in esse la dimensione etica (personale) e quella sociale (giuridica) sono indissolubilmente connesse. Mi sembra molto rilevante che il main stream della cultura dominante si muova in due direzioni opposte: per la famiglia verso il sostegno ad un individualismo assoluto, per l’educazione verso una collettivizzazione forzata. La sanità continua a stare nel mezzo forse perché tutti ci tengono alla propria pelle! Anche di questo si dovrà parlare: e non è mai troppo tardi.

 
02/03/2016 - Abbiamo vergogna degli omosessuali? (claudia mazzola)

La mia amica Graziella è andata al Family day, io no. Lei è sposata, ha 4 figli, io sono sposata, non ho figli. Lei ritiene che il matrimonio giusto è il suo come il mio. Io anche! Per le adozioni, qui in Italia, chi vivrà vedrà. Le unioni civili sono altro e allora perchè combatterle?

 
02/03/2016 - I parroci stanno con Renzi, ma i parrocchiani... (Giuseppe Crippa)

Massimo Gandolfini non ha mai parlato di parrocchie quando ha ripreso il “Renziciricorderemo” della gente del Circo Massimo, composta da molte più persone che vivono la loro fede più dentro i movimenti ecclesiali che non nelle parrocchie. Renzi invece ha parlato di parrocchie perché sa bene che i cattodem da sempre sono vicini ai tanti parroci amanti del “dialogo” con tutti… Mi aspetto in autunno una serie di incontri parrocchiali con la presenza di politici cattolici che gentilmente spiegheranno quanto sarebbe utile il monocameralismo e ovviamente questi incontri non prevedranno alcuna voce dissenziente che potrebbe spiegare quanto un monocameralismo abbinato ad una già vigente legge elettorale fortemente maggioritaria potrebbe dare al futuro premier poteri simili a quelli che aveva il primo Mussolini e che quando vent’anni fa li sognava Berlusconi erano – giustamente - considerati una potenziale iattura per il Paese.