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Cronaca

GIORNALI & TV/ Le brutte notizie e quella "spinta gentile" che attendiamo dai media

L'informazione è distorta, privilegia solo notizie brutte. Invece ci sono milioni di storie positive da raccontare in questo paese. Alcuni già lo fanno. Commento di LUCIA ROMEO

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Da qualche settimana, e dopo mille ripensamenti, ho cominciato a far vedere il telegiornale la sera ai miei figli. Intendiamoci, non volevo tenerli isolati e protetti. Ma avendo solo 6 e 9 anni mi sono sempre interrogata se quello che viene proposto costantemente nel corso delle edizioni dell'ora di cena fosse adatto alla visione dei bambini. Poi, dialogando con mio marito, è emersa giustamente l'esigenza di porli di fronte alla realtà, ovviamente spiegata e argomentata, senza volerla nascondere all'infinito. Così abbiamo iniziato a radunarci intorno alla tavola, dopo esserci raccontati come è andata la giornata, per vedere insieme cosa succede nel mondo. Finché una sera, dopo una serie di servizi che andavano dalla riapertura del caso di un vecchio omicidio alle violenze sui bambini, dal processo di Yara alla guerra all'Isis, per finire con l'ennesima tragedia del mare di un barcone di immigrati in fuga dai conflitti e dalla disperazione, mia figlia di sei anni ha sentenziato con gli occhi umidi di emozione: "Uffa, ma qui raccontando solo cose brutte?".

Istintivamente ho spento la televisione con un moto di stizza. Mio marito ha protestato perché stava ascoltando il servizio, ma io non ne potevo più. E condividevo in pieno la posizione della mia piccolina. In realtà è da tempo che, discutendo con alcuni amici direttori di giornali, sostengo che questo accanimento nella narrazione di episodi negativi sia una scelta discutibile. Un conto è dare conto della cronaca, locale e internazionale. Fare informazione. Un altro è quello di fare di questa scelta il leitmotiv di ogni edizione stampata o televisiva dei media. La risposta, spesso, è che questa tipologia di notizie aumenta l'audience. Genera più interesse. E questo secondo me, non è vero. 

Ci sono milioni di storie positive da raccontare in questo paese. Dall'impegno sociale alla ricerca scientifica, dall'eccellenza enogastronomica alla cultura. Passano sempre in secondo piano o sono oggetto degli speciali domenicali dei quotidiani o delle rubriche dei tg in orari di nicchia. "Il dilemma dei giornalisti — sostiene Matthew Flinders, docente nell'Università di Sheffield, tra i più influenti politologi britannici che collabora con il Times e il Guardian — verte sull'esigenza di ammonire storie che attraggano il grosso del pubblico, senza però scadere in bassi livelli di professionalità". 

Ecco, io credo che proprio lavorando in questa direzione, si possa introdurre un cambiamento radicale e culturale nella nostra società. La nascita di siti come buonenotizie.it, testimonia che non solo c'è spazio per questo tipo di approccio, ma c'è anche un pubblico. "L'anno appena finito — si legge sul sito — viene già titolato da molti come uno dei peggiori. Eppure il 2015 è stato infinitamente più positivo di quel che sembri: abbiamo raccolto da ogni angolo del mondo storie di speranza e di costruzione, storie spesso sotterranee che però hanno contribuito al bene di molti.