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INCIDENTE SPAGNA/ Renzi, forse la "generazione Erasmus" non avrebbe chiuso il Pd per lutto…

La direzione nazionale del Pd chiusa per lutto: la morte di sette universitarie italiane nell'incidente in Spagna. Ma Renzi ha abbassato la serranda molto volentieri. MAURIZIO VITALI

L'incidente di Tortosa, in Spagna (Foto dal web) L'incidente di Tortosa, in Spagna (Foto dal web)

La direzione nazionale del Pd chiusa per lutto. Ieri alle 18, come da convocazione a firma segretario Renzi e presidente Orfini, l'organo di vertice del partito avrebbe dovuto discutere di: elezioni amministrative di giugno e relativi scricchiolii a Roma e Milano; primarie andate senza lode per la scarsa affluenza nella capitale e forse non senza infamia per le accuse più o meno velate di brogli; coesistenza nella stessa persona di due ruoli come capo del partito e capo del governo; referendum sulle trivelle dove a detta dei renziani il partito ha deciso per l'astensione a sua insaputa. Questi e altri temi, come noto, dividono il Pd; la minoranza dem scalpita, vorrebbe provare a contare qualcosina in più del due di briscola. I Bersani e i D'Alema non si capacitano di come mai il partito storicamente del centralismo democratico, ora che non è più comunista, è più centralista di prima. "Domani faremo i conti", aveva avvertito il rottamatore toscano.
Invece, ha chiuso per lutto. Si riapre il 4 aprile, di mezzo c'è Pasqua, non è colpa di nessuno. E poi ci saranno ancora ben 13 giorni prima del referendum anti-trivelle: che fretta c'è? Intanto, se il ramoscello d'ulivo della domenica delle palme non ha portato la pace negli animi, si spera che abbia qualche effetto calmante l'omelia di Walter Veltroni: "Non sciupate il Pd!".
Non che Renzi abbia dovuto inventarsi una giustificazione poco plausibile per chiudere momentaneamente il ring. Il lutto è per un fatto certamente molto doloroso, quale la morte di sette universitarie italiane nell'incidente in Spagna. Dare un segno di vicinanza alle famiglie, come si fa sempre quando muore un parente o un amico, o un compaesano, è giusto, e non è che si possa fare tanto di più: rimediare è impossibile. Fermarsi di fronte alla morte, ossia al mistero della vita che per tutti, ma proprio tutti, è appesa al filo del mistero, chiedersi se c'è una ragione per vivere che valga anche per il morire: questo è, o sarebbe, davvero la cosa decisiva. Tanto importante per cui può valere la pena sospendere altro, anche se di peso. Naturalmente le morti non sono soltanto quelle mediatiche, da telegiornale: ogni giorno in Italia muoiono 12 (dodici) persone, 9 per incidenti stradali (come a Tortosa), 3 per incidenti sul lavoro. Non fanno notizia, non fanno chiudere nessuna direzione, ma non è che non contino niente perché c'è la prevenzione: cioè si danno più multe e per il lavoro abbiamo il Jobs Act.
Invece ieri si sono manifestate due cose abbastanza inquietanti. La prima è un cordoglio tutto fatto di orrenda retorica della "generazione Erasmus". La seconda è l'indizio chiaro che la democrazia interna al partito — lutto sì, lutto no — è considerata da chi comanda un luogo di "beghe", una menata con cui non perdere troppo tempo.