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ATTENTATI A BRUXELLES/ Pollari: ecco cosa c'è dietro le bombe (e cosa rischia l'Italia)

Pubblicazione:mercoledì 23 marzo 2016

In fuga nel metrò dopo l'esplosione (Infophoto) In fuga nel metrò dopo l'esplosione (Infophoto)

No, gli attentati sono avvenuti indipendentemente dall’intensificazione o meno dei bombardamenti. La logica dichiarata dei terroristi è che i raid in quanto tali meritano una ritorsione: è una logica che l’Isis ha manifestato in tutti i modi, basta leggere i loro siti.

 

L’Italia è immune dal rischio attentati?

L’Isis ha annunciato più volte che l’Italia è uno degli obiettivi possibili. I terroristi ci colpiranno se e quando riterranno che l’operazione abbia successo, indipendentemente dalla rimuneratività dell’obiettivo. Loro vogliono vincere e basta.

 

I servizi italiani sono più preparati contro il terrorismo dei loro colleghi belgi?

Credo che non sia né giusto né opportuno fare valutazioni di questo genere, perché con il senno del poi sono bravi tutti.

 

Per alcuni analisti l’eccellenza dei servizi italiani è nel loro maggiore coordinamento. E’ così?

Non vorrei entrare in polemiche di questo genere, perché mi sembrano anche ingiuste.

 

Secondo lei c’è anche un legame tra gli attentati di Bruxelles e quelli avvenuti in Turchia?

Ritengo che non ci sia un legame diretto. Potrebbe esserci un legame logico, anche se sono due cose un po’ diverse. Tra l’altro la Turchia è un Paese sovraesposto. Gli attacchi sensazionali che sono stati pianificati e messi a punto in Turchia non saranno gli ultimi, e proprio per questo gli stessi servizi segreti turchi sono molto preoccupati e in allarme.

 

Che cosa bisogna fare per essere più efficaci nella lotta contro il terrorismo?

Occorre vivere nella consapevolezza e affrontare responsabilmente il problema. La minaccia terroristica non cessa dopo un episodio. Il contrasto al terrorismo implica una serie di strategie complesse, perché coinvolge competenze differenziate. Occorre che ciascuna competenza concorra in modo responsabile e adeguato.

 

(Pietro Vernizzi)



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