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LIDIA MACCHI/ News, riesumato il corpo: sarà l'esperta Cristina Cattaneo ad occuparsi delle analisi (oggi, 23 marzo 2016)

Lidia Macchi, aggiornamento di oggi, mercoledì 23 marzo 2016. Chiamata l'esperta Cristina Cattaneo, conosciuta per il caso di Yara Gambirasio, Elisa Claps e le Bestie di Satana. 

Lidia Macchi Lidia Macchi

Sono passati 29 anni da quella notte in cui Lidia Macchi, giovane studentessa, è stata uccisa a Cittiglio, non lontano da Varese. Più volte la madre avrebbe affermato che questi 29 anni sono identici alle 29 coltellate con cui è stata uccisa Lidia Macchi, ma adesso potrebbero esserci nuovi sviluppi sul caso. Ieri mattina è stato infatto riesumato il corpo della vittima, lontano da occhi indiscreti, e verrà trasportato a Milano, dove l'anatomopatologa Cristina Cattaneo farà delle ulteriori analisi. Lo comunica La Stampa, sottolineando che la specialista è la stessa che ha lavorato anche su un altro orrendo delitto, quello di Yara Gambirasio, Elisa Claps e delle vittime delle Bestie di Satana. Si coltivano numerose speranze sul fatto che le nuove tecnologie potrebbero portare alla luce delle tracce biologiche del killer che verranno confrontate con il DNA di Stefano Binda, arrestato il 15 gennaio scorso perché ritenuto l'assassino. Presente alla riesumazione anche la madre di Lidia Macchi, Paola, che ha ripercorso gli errori che sono stati fatti nel corso degli anni dagli investigatori, come la distruzione dei vetrini con il DNA avvenuta nel 2000 e la perdita dei vestiti della figlia. "Non eravamo proprio favorevoli alla riesumazione", afferma Paola Macchi, "ma visto che non c'era alternativa, ed è stato perso tutto il materiale, abbiamo acconsentito. Ho sempre pensato che sarebbe stata Lidia Macchi dal cielo a risolvere la sua morte". Come ricorda TgCom24, era stato il sostituto Procuratore di Milano Carmen Manfredda a richiedere la riesumazione del corpo di Lidia Macchi. Nel frattempo sarebbero ancora in corso le analisi su alcuni coltelli trovati nei giorni scorsi nel parco Mantegazza di Varese. Secondo alcune ipotesi, infatti, gli investigatori credono che Stefano Binda potrebbe aver nascosto proprio in quei luoghi l'arma del delitto. 

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