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Oriana Fallaci / Tra attentati terroristici e fondamentalismo: “Insciallah”, il romanzo dove tutto ebbe inizio (Oggi, 23 marzo 2016)

Oriana Fallaci, terrorismo islamico dopo attacchi di Bruxelles: la retorica del giorno dopo, le ultime notizie sul suo pensiero e i vari detrattori/adulatori, Islam e futuro dell'Occidente

Oriana Fallaci (Infophoto) Oriana Fallaci (Infophoto)

Dopo gli attentati di Bruxelles il nome di Oriana Fallaci è ovviamente rispuntato fuori sulle cronache nostrane: Islam, odio e terrorismo, la voce della nota giornalista e pensatrice fiorentina viene di nuovo affiancata a giudizi sulla guerra culturale e globale che l’Oriente avrebbe scatenato contro l’Occidente inerme. Un fondo di verità, come scriviamo qui sotto, c’è sempre, con la Fallaci che spesso si è scagliata contro l’ottusità del nostra mondo europeo e americano che non vedeva la minaccia del fondamentalismo che oggi quasi nessuno ormai mette in dubbio. Ma da dove nacque tale vicenda? Tutto ebbe inizio nel 1990 con la pubblicazione del romanzo Insciallah, un monumentale scritto sul conflitto terribile di quegli anni, la guerra in Libano. Il conflitto insomma torna a farsi protagonista dopo i suoi anni in trincea: partendo dall’attacco terroristico che aveva causato centinaia di morti tra truppe americane e francesi, la Fallaci si espone pubblicamente e descrive le giornate sospese e tragiche dei contingenti italiani in missione di pace, affrontando per la prima volta in modo così perentorio una minaccia che dal 2001 è diventata conosciuta a tutti, il fondamentalismo islamico. Non è una profezia ma un dato di fatto rispetto a quello che vedeva: cosa non era invece chiaro ai più in quegli anni? Leggere, intravedere e giudicare in base alla propria testa ma “dominata” dalla realtà davanti. Oriana Fallaci era anche, e sopratutto, questo.

Purtroppo vien da dire, ci risiamo: Oriana Fallaci o meno, ogni volta che accade un atto terroristico orribile, come quello del Belgio di ieri con gli attentati di Bruxelles, la retorica del giorno dopo è sempre (o quasi) stucchevole. Della serie “ma noi lo avevamo sempre detto” oppure del “è un caso isolato, non tutti gli arabi sono terroristi”, ma che poi alla prova dei fatti viene dimenticato tutto a qualche giorno dal fatto, pur terribile che sia. Ebbene, Oriana Fallaci, la grande giornalista e scrittrice fiorentina morta nel 2006 all’età di 77 anni dopo una vita di frontiera tra guerre e terrorismo di varie matrici, è il nome che tutti o quasi tirano in ballo ogni volta dopo stragi islamiche, “tirando” la giacchetta a favore (Oriana aveva ragione!) o a torto (è il clima di pensiero della Fallaci che ha generato questa netta divisione con il mondo islamico). La verità dove sta? Forse bisognerebbe andare a conoscere già da vicino la Fallaci per capire che per lei prima di tutto la verità non era una bandiera ma un problema, che non sapeva bene come annunciare perché impegnata a scacciare via ogni qualsiasi forma di politically correct (forse la sua battaglia più interessante) dentro ai fatti. «Apro la mia boccaccia e dico quello che mi pare», ripeteva negli ultimi anni di malattia e fa comprendere come non aveva nessuna intenzione di farsi seguire o ammirare, oppure detestare, ma solo dire quello che pensava. La sua verità, alla ricerca della Verità: che non vuol dire relativismo, la sua stima per Benedetto XVI lo dimostra, ma che significa racconto dei fatti con le proprie idee che, giuste o sbagliate che siano, vengono presentate, condotte e pubblicate. Chi ha ragione? Proviamo a pensare di più con la nostra testa, anche davanti a fatti come Bruxelles, e probabilmente avremo meno bisogno della Fallaci o dei suoi detrattori ma faremmo forse quello che la stessa Oriana desiderava comunicare. Ovvero pensare, con la propria testa. E basta.

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