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Cronaca

DIARIO BRUXELLES/ "Il giorno dopo e la bella sorpresa di essere vivi"

Una città col fiato sospeso, che si sforza di riprendere a vivere. nonostante la paura dopo gli attentati dello stato islamico costati la vita a 32 persone. Da Bruxelles, ANGELA FRIGO

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Come se apparentemente nulla fosse successo. Mi sveglio e nella strada sotto casa c'è la solita vita: il traffico di automobili di chi si sta recando in ufficio o sta portando i figli a scuola, la parrucchiera di fronte a casa — anche lei un'italiana espatriata a Bruxelles — sta aprendo il negozio, i lavoratori che stanno sistemando il marciapiede da settimane hanno ripreso a fare rumori fastidiosi (in questa città si divertono a fare e disfare le strade con conseguenti problemi alla circolazione) e fuori dalla finestra del salotto sbuca un uomo che sta montando un nuovo lampione per l'illuminazione stradale.

Ma poi guardando bene mi accorgo di piccoli dettagli che fino a ieri non c'erano. Le auto che rallentano al passaggio di una fila di 4 o 5 camioncini della polizia con le sirene spiegate, i ragazzi che abitano nell'appartamento del palazzo di fronte hanno appeso al balcone una bandiera del Belgio (l'avevano fatto in precedenza solo per i mondiali di calcio), alcuni poliziotti per strada che guardano con sospetto un'auto parcheggiata. 

Accendo il computer e inizia il flusso di informazioni dei giornali. Le perquisizioni nella notte nel quartiere di Schaerbeek che hanno portato al ritrovamento di un ordigno e una bandiera dello stato islamico. Le fotografie degli attentatori dell'aeroporto e la richiesta delle autorità di fornire qualsiasi dettaglio possa aiutare le indagini. Il minuto di silenzio al Parlamento europeo alla presenza del re e della regina, che di solito hanno un atteggiamento low profile ma questa volta sono in prima fila a sostenere il paese. Ma soprattutto un dolore soffocato quando iniziano a comparire i nomi, i visi e le storie delle prime vittime. Apro Facebook dopo due giorni e non ho mai avuto così tante notifiche, quindi un po' per timore lo richiudo subito. Ho oltre 60 mail di lavoro da leggere e a cui rispondere visto che ieri la giornata è stata impegnativa sotto altri punti di vista. Però c'è il sole e il cielo è dell'azzurro dei quadri dipinti da Magritte. 

Mi collego per uno Skype con i colleghi e mi sorprendo a sorridere a quei volti che mi stanno sorridendo. In ufficio c'è un prete per la benedizione pasquale e una preghiera per le numerose vittime di Bruxelles: un gesto che ci unisce a mille chilometri di distanza. Un'amica mi scrive che per andare al lavoro ha preso il taxi — era più sicuro dei mezzi perché circolano a singhiozzo — e il tassista non era del tutto occidentale ma simpatico. E io penso a quella frase sentita così spesso: "Quello che cambia la storia è quello che cambia il cuore dell'uomo".