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PASQUA 2016/ "È come avere Gesù in casa". Alice e il dono del piccolo Matteo

Pubblicazione:venerdì 25 marzo 2016

W. Congdon, Crocifiso (Immagine dal web) W. Congdon, Crocifiso (Immagine dal web)

Matteo adesso ha 6 anni ed è in una situazione molto grave, non cammina, non parla, non afferra, mangia attraverso un tubicino che si chiama peg… che va direttamente nello stomaco. Ha fatto sette interventi chirurgici, perché gli va di traverso anche la saliva, questo ha comportato problemi gastrici e con il passare del tempo problemi respiratori. Due anni fa è stato operato di tracheotomia, di notte e in alcuni momenti di giorno ha un respiratore polmonare che lo aiuta e gli toglie un po' di fatica nel respirare. 

Dopo due anni e mezzo aspettiamo un altro bimbo, Andrea. Anche lui non cammina, non parla, non afferra e adesso comincia ad avere problemi a deglutire. […] Le cose che mi vengono in mente è che questo percorso ci ha fatto capire che il nostro compito non è altro che accompagnarli, stargli accanto, verso il destino che avranno, che non decidiamo noi ma che ci viene dato. A volte vorresti poter cambiare le cose, darei la mia vita in cambio di un calvario loro meno pesante — se solo potesse camminare, se solo potesse non far fatica a respirare…

Ma la cosa che mi rende serena è sicuramente il rendermi conto di che tesoro immenso sono questi bimbi per me, così come sono, vedere come Matteo affronta tutto è un esempio meraviglioso, a lui quello che importa è di essere in compagnia nostra, sorride, è sereno nonostante la fatica fisica, non teme la vita. Nel senso che si lascia alle cure nostre, a quelle delle persone che mi aiutano, nonna, infermiere, amici. Non ha paura di dipendere, e questo è una cosa che mi ha sempre colpito. Quando pensiamo di essere dipendenti da altri, lo pensiamo sempre in maniere negativa, perché abbiamo la sensazione di essere un peso, che dobbiamo cavarcela da soli, ed invece il mio piccolo ometto mi fa capire che non è vero. Chiunque di noi dipende, non in modo così evidente, ma chiunque di noi ha bisogno dell'altro, quando ci prendiamo cura o quando qualcuno si prende cura di noi, siamo più contenti perché ci sentiamo amati. Ed è questo il punto: sentirsi amati, accolti per come si è, soprattutto accogliendo il limite che ci viene dato.

Se accogli questo decidi di accogliere tutto, e questo è quello che ho deciso, il giorno che ho avuto la notizia che anche in Andrea c'era qualche campanello di allarme e che era meglio fare l'esame del dna. […] Il mio cuore sapeva già il responso: era solo un pezzo di carta, ma mi sembrava troppo pesante… quando ho parlato con Giovanna ed ho visto la sua serena commozione nel parlare di Francesco come una Grazia che gli aveva donato Gesù, mi ha contagiato e sono andata a ritirare il referto tranquilla. […]

La paura c'è e la fatica pure, ma noi sappiamo che Matteo è già del Signore, la paura della morte e allo stesso tempo la paura che il calvario diventi ancora più faticoso prima della fine c'è, ma anche di fronte a questo mi rende serena la possibilità di fare come fa Matte e cioè dire sì a quello che capita, affidarsi, lottando per la vita finché si può, ma accogliendo quello che il Signore ci dà sapendo che solo lui ci può portare e sorreggere verso il compimento. 


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