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PASQUA 2016/ "È come avere Gesù in casa". Alice e il dono del piccolo Matteo

W. Congdon, Crocifiso (Immagine dal web) W. Congdon, Crocifiso (Immagine dal web)

Una cosa che mi colpisce sempre quando penso ai miei bimbi è che sono senza peccato e questo mi commuove ed è grandioso, perché come ci ricorda sempre don Giuseppe, nostro amico e sacerdote che ci ha sposati, "per voi è come avere Gesù in casa".

Una cosa che noto è che non c'è persona che entri in casa mia che non rimanga colpita o scossa o quasi imbarazzata per il peso della malattia dei miei figli: cavoli, due, ed entrambi gravi, Matteo poi una cannula in gola e una sonda nella pancia... Ma come si fa? Per me sono Testimoni perché ti portano subito all'origine, cioè alle domande profonde che tutti abbiamo, alla domanda di felicità, al senso del vivere. […]

Nel frattempo sono state tentate parecchie terapie anti epilettiche con scarsi risultati, la neurologa ci propone un farmaco poco sperimentato e decidiamo di tentare… Matteo ricomincia a sorridere, a ridere, ma con un sorriso comunicativo.

Gli porti un gioco e guardandoti sorride, da lì ha cominciato ad essere più cosciente, ci mostra quello che gli piace, ha ricominciato a piangere se ha dolore, e quest'inverno ci siamo accorti che guardava quello che succedeva, cercava con lo sguardo, da lì la fisioterapista ha cominciato a provare una sorta di comunicazione con il sì e con il no, e Matteo risponde prima con lo sguardo e poi cercando di portare il ditino indice sul sì o sul no...

Per me è stato il più bel regalo che il Signore potesse farmi, ma nello stesso tempo mi preoccupa perché ho paura che senta di più anche la sofferenza quando non sta bene, e nello stesso tempo non mi sembrava possibile, mi ero abituata ad un bimbo che non aveva modo di comunicare e mi faceva paura il fatto che se l'epilessia tornava, avrebbe smesso di nuovo di comunicare. A volte ci fa paura che le cose vadano non come vogliamo noi, ma che ci sono date, ma questo fa parte del nostro essere limitati alla nostra misura, perdendo di vista il fatto che c'è un destino già scritto, che è indipendente dalla nostra volontà. Penso che il Signore mi abbia già perdonato, perché mi vuole proprio bene per avermi dato i miei bimbi.

Una delle tante cose che chiedo sempre al Signore quando prego è di trovarmi con medici disposti ad accogliere il limite, ad accompagnarci, sia Matteo, sia noi, perché prima di analizzare e di cercare soluzioni possa esserci una "umana compagnia". Questa parola per me è molto importante, vuol dire "essere insieme".  …condividere l'esperienza è una possibile luce attraverso la quale il Signore si concretizza.

Questo a mio parere rende la vita più gioiosa, essere insieme, farsi compagnia, questo vale per chiunque, dalla compagnia che ci si fa con il proprio marito, con gli amici, ma anche con persone che ti sono date e che incontri per momenti sul cammino.


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