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PASQUA 2016/ "È come avere Gesù in casa". Alice e il dono del piccolo Matteo

Matteo è morto, martedì sera. Aveva otto anni ed era affetto da una gravissima malattia che lo rendeva incapace di camminare, parlare, afferrare le cose. La testimonianza di Alice, sua madre

W. Congdon, Crocifiso (Immagine dal web) W. Congdon, Crocifiso (Immagine dal web)

Matteo è morto, martedì sera, terzo giorno della settimana santa. Aveva otto anni ed era affetto da una gravissima malattia che lo rendeva incapace di camminare, parlare, afferrare le cose. Per i medici era già una sorta di miracolo che fosse arrivato a quest'età, ma per chi conosceva lui, il fratellino Andrea, affetto anch'egli della stessa malattia, la sua famiglia, il miracolo erano loro, l'accettazione con forza e serenità di quanto non può che essere definito un Calvario.

Per chi riusciva ad andare al di là del primo sguardo, per tutti coloro che hanno avuto il dono di stare vicini alla loro famiglia, Matteo e Andrea erano un segno potente di quell'inestimabile, e spesso incompreso, dono di amore che è la vita. Il volto di Matteo, Matte come lo chiamano i suoi, spesso segnato dal dolore, ma pronto al sorriso, nel sentire una voce amica, al tocco di una carezza, per il calore di un raggio di sole in una bella giornata (amava molto il calore del sole), era una continua testimonianza del valore della vita. E spingeva chi lo incontrava a una continua riflessione su se stessi, sul modo in cui ciascuno di noi affronta la propria vita. 

Come ha detto ieri, giovedì santo, don Giuseppe durante il funerale: "La passione per la vita era sempre presente in casa di Matteo".

Ora Matteo è tornato al Padre, ed è con nonno Tony, che lo ha preceduto dopo lunga sofferenza. Aspetta con lui di riabbracciare i suoi e tutti gli amici, per attendere insieme la luce della Resurrezione.

Pubblichiamo alcuni stralci dalla registrazione di una testimonianza di un paio di anni fa di Alice, la mamma di Matteo.

Se penso alla mia storia, penso che Gesù l'ha pensata proprio bene, mi ha preparato a quello che avrei dovuto affrontare, mi ha pian piano portato in braccio.... I miei genitori mi hanno adottata quando ero molto piccola, un po' malandata, nulla di che, però ero sotto peso e piccolina, crescendo per me è stato un lavoro continuo, ero ferita per questo abbandono, ma allo stesso tempo grata per avere i miei genitori. Sono andata da psicologhe, psichiatre, ma l'accoglienza di me e della mia storia è arrivata ad una vacanzina di amici che mi hanno fatto rincontrare la fede come unica risposta che corrispondeva al mio cuore, rendendomi serena e contenta e che trasformava tutto in uno sguardo positivo, dove mi sentivo accolta totalmente. […]

Quando con mio marito ci siamo sposati avevamo programmato e deciso tutto, volevamo tanti figli, almeno cinque, poi avremmo pensato se accogliere anche altri bimbi in affido o adottarli, eravamo entusiasti della vita, di esserci sposati...

Tempo un anno, aspettavo un bambino... [ …] Partorisco e capisco che in Matteo c'era qualcosa di particolare, ma i medici dicevano che erano riflessi che i neonati hanno, quando mangiava si addormentava e non ciucciava, i medici tranquillizzandomi mi dicevano che era piccolino e che poteva starci, poi vomitava un sacco ma i medici dicevano di non preoccuparmi […] quando veniamo dimessi iniziano gli accertamenti…. reflusso grave, difficoltà di deglutizione...