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PASQUA 2016/ Pizzaballa: Cristo ha perdonato i suoi assassini, ora tocca a noi

Gerusalemme (Foto dal web) Gerusalemme (Foto dal web)

Certamente abbiamo sbagliato molto nelle politiche di integrazione e temo che continueremo a sbagliare. Ma questo non giustifica il terrorismo, le persecuzioni su base etnica o religiosa, la violenza. Sono da condannare e basta.

Lei vive in una terra senza pace. E se fosse destino quello di vivere senza pace? Cosa le fa sperare nella riconciliazione, sperare che possa andare diversamente, che qualcosa cambi?
Prima di tutto sento che devo cambiare io. La pace la devo avere io, nel mio cuore. Sono io che devo cambiare e divenire capace di leggere e guardare il mondo con gli occhi di un redento, toccato dall'esperienza di salvezza. E di fronte a tale pace il male non può nulla. La pace nel mondo non la avremo mai completamente. Insieme al desiderio di bene, infatti, nel cuore dell'uomo vi è anche una radice di male, che continuerà purtroppo a colpire. Ma questo non è un pretesto per non lavorare per la pace. Il credente cristiano non si arrende al male, ma costruisce il bene che ha sperimentato. È questo il senso della testimonianza cristiana.

Siamo alle prese con un'ondata di profughi senza precedenti. Come vede l'Europa dal suo punto di osservazione?
Vedo tanta confusione e paura, che non aiutano. Questo fenomeno continuerà ancora a lungo, che lo si voglia oppure no. Occorre prenderne atto a organizzarsi. Occorre definire criteri per le politiche di integrazione, che ancora non esistono, dove si chiariscano i diritti e i doveri, i limiti e le opportunità.

In Siria intanto la guerra continua. Secondo lei come andrà?
Mi auguro che il 2016 sia l'anno della svolta, e che la parola dalle armi passi alla politica e alla diplomazia. Ma la ricostruzione sociale e religiosa di quel paese è ancora lontana. Le ferite lasciate da questa guerra richiederanno generazioni per essere curate.

Solo se il cuore è aperto può accogliere la misericordia di Dio, ha detto papa Francesco. Ma chi aprirà il nostro cuore malato di scetticismo e sfiduciato? E chi non ha la forza di farlo?
La sua domanda mi fa ricordare un testo di Milosz: "Sono solo un uomo, ho bisogno quindi di segni visibili, il costruire scale di astrazioni mi stanca presto. […] Capisco che i segni possono essere soltanto umani. Desta dunque un uomo, in qualsiasi posto della Terra (non me, perché ho comunque il senso della decenza) e permetti che guardandolo io possa ammirare Te". Dobbiamo chiedere nella preghiera che qualcuno ci dia questa testimonianza e ci apra il cuore. Dobbiamo chiedere questo dono continuamente.

Non crede che "amare i nostri nemici" sia un ideale irrealizzabile?
Se così fosse, che ne sarebbe di Cristo che dalla croce perdona i suoi assassini? Che ne abbiamo fatto della testimonianza cristiana? È solo un insieme di regole etiche e di buoni sentimenti? No. La storia della Chiesa, l'esempio di tanti santi, noti e sconosciuti, ci dice che è possibile. Che il Vangelo di Cristo non è utopia. È vita vera, vissuta. E vogliamo continuare a dare con gioia questa testimonianza anche oggi.

(Federico Ferraù)

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