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IL CASO/ Rose Busingye: da Bruxelles a Kampala, ogni nostra fibra è un grido a Dio

Pubblicazione:martedì 29 marzo 2016

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Ti racconto una storia, quella di un uomo che aveva incontrato il movimento di Comunione e liberazione quando era studente, poi lo aveva lasciato per dedicarsi solo al suo lavoro. Aveva un buono stipendio, voleva divertirsi, fare quello che gli piaceva. Si era dimenticato dell'incontro che aveva fatto, ma dopo aver fatto una bella vita cominciava a sentirsi insoddisfatto.

 

Racconta.

Faceva lo steward e viaggiava in Africa. Un giorno su Internet ha scoperto per caso la nostra scuola di Kampala intitolata a don Giussani ed è rimasto colpito. Sperava di poter venire a visitarla in un suo viaggio di lavoro, ma non ci riusciva mai. Un giorno sull'aereo nota due donne italiane. Lui non dava mai confidenza ai passeggeri, ma prima di partire, quel giorno, si era sentito molto solo. Così attacca discorso e chiede loro se sono italiane, se erano state in Uganda e un sacco di altre cose. Le due donne si scocciano e cercano di non dargli confidenza.

 

Come è giusto fare…

Invece lui continua a insistere e le donne, forse per toglierselo di torno, gli dicono che sono state a visitare la nostra scuola di Kampala. Lui rimane stupito e chiede se per caso fossero di Cl. Loro dicono di sì e  lui dice quanto desidera visitare quella scuola. Si sono scambiati i telefoni e appena ha potuto, è venuto immediatamente a Kampala a conoscerci.

 

E poi?

Quando ci siamo conosciuti è scoppiato in lacrime e mi ha detto: "hai visto? Gesù non ha mai smesso di cercarmi". Sono stata a trovarlo anche in Italia, ha ripreso il suo percorso di fede. Mi dice sempre: avevo avuto tutto dalla vita ma il mio cuore non era felice. E' questa la misericordia: Cristo non ci lascia mai.

 

(Paolo Vites)



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