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ADOZIONI GAY/ Il giurista: l'adozione "incrociata" delle due bambine? Una sentenza creativa

I giudici del Tribunale per i minorenni di Roma hanno riconosciuto a una coppia di donne l'adozione di due bambine nate una da una donna e l'altra dalla compagna. LORENZA VIOLINI

La Cassazione cosa dirà? (Infophoto) La Cassazione cosa dirà? (Infophoto)

Ci si può domandare oggi, davanti a certe sentenze che stanno facendo parlare di sé in materia di adozioni, come mai si sia giunti a queste decisioni e quali ne siano le motivazioni, essendo il nostro ordinamento tutto determinato — sia in materia matrimoniale sia in materia di filiazione — dalla diversità di sesso dei genitori, naturali o adottivi. 

La risposta va ricercata in una interpretazione cosiddetta "creativa" dell'articolo 44 della legge sulle adozioni, che ne disciplina casi particolari quando vi sia la necessità di tutelare  il rapporto che si crea nel momento in cui il minore viene inserito in un nucleo familiare con cui in precedenza ha già sviluppato legami affettivi. Sempre tale articolo prevede due ulteriori casi particolari, relativi a minori che si trovino in particolari situazioni di disagio, in cui si sia accertata l'impossibilità a procedere ad affidamento preadottivo. Si tratta, in ogni caso, di fattispecie tassativamente previste e riguardano persone unite al minore da parentela fino al sesto grado, ovvero da un rapporto stabile e duraturo quando il minore sia orfano di padre e di madre oppure sia in stato di abbandono. 

Applicando in modo per così dire "romantico" la normativa pur sommariamente descritta alcuni giudici del Tribunale dei minori di Roma hanno deciso di dare in adozione "incrociata" ai due componenti di una coppia omosessuale i loro due rispettivi figli naturali anche in mancanza dei requisiti previsti dalla legge (stato di abbandono, stato di orfano di entrambi i genitori). 

Come motivazione addotta per tale interpretazione si è sostenuto che la decisione nel senso indicato sarebbe conforme alla ratio che sottostà all'intero articolo 44, quella di voler favorire il consolidamento dei rapporti tra il minore e i parenti o le persone che già si prendono cura del minore stesso. Un triplice ordine di ragioni giustificherebbe la scelta di prescindere dalla composizione sul piano del sesso della coppia adottante: perché la norma non porrebbe come condizione che la coppia adottante sia omosessuale o eterosessuale; perché ciò sarebbe conforme alla Costituzione e alla giurisprudenza internazionale e perché ciò permetterebbe di rispettare il preminente interesse del minore. 

In attesa di leggere la motivazione specifiche della sentenza (annunciata ma non ancora pubblicata) si può dire, in estrema sintesi, che si tratta di visioni basate su concezioni soggettive del giusto e dell'ingiusto che, se da un lato possono essere intenzionalmente "buone", dall'altro giungono a indurre scelte che la legge, così come è formulata, non intende né intendeva in nessun modo avallare. 

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