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MASSIMO BOSSETTI/ Se non ha ucciso Yara, le "prove" sono a Cogne e a Garlasco

Pubblicazione:sabato 5 marzo 2016

Massimo Bossetti (Foto dal web) Massimo Bossetti (Foto dal web)

MASSIMO BOSSETTI E IL DELITTO YARA GAMBIRASIO. Da donna, da madre, non posso parteggiare per il carpentiere di Mapello. "Massi", Massimo Bossetti, "il favola", come lo chiamavano i compagni. Un frequentatore di centri estetici, un maniaco del sesso su internet, dove le ricerche di immagini di tredicenni, specifiche quanto a organi genitali, tratti e colori somatici ha dello psicotico, o del criminale. La sua gelida ostentazione d'innocenza, la presa di distanza, poi il riavvicinamento della moglie, complice nelle sue turbe ossessive pedopornografiche (anche se lei dice di preferire filmetti e foto di adulti, mai di ragazzine) non depongono a suo favore. Scheda tipo della famiglia di provincia che cova menzogne e orrori.

C'è di peggio, che sostiene l'accusa, oltre alla mancanza di un alibi credibile: i passaggi su e giù davanti alla palestra dove si allenava la povera Yara Gambirasio, se confermati dai tira e molla investigativi, dato che pare non si sappiano contare i tratti percorsi e ripresi dalle telecamere di sorveglianza del suo furgone. Uno, nessuno, centomila? Casuali o sospetti? C'è la testimonianza di una donna, che l'avrebbe visto caricare in macchina la piccola Yara Gambirasio. Ingenuità? O frequentazione abituale? Comunque allora si conoscevano, cosa sempre negata dalla famiglia e dall'imputato. Perché mai questa testimonianza basilare arriva a tanti anni dal crimine?

MASSIMO BOSSETTI E IL DELITTO YARA GAMBIRASIO. Poi ci sono tracce di fili del tessuto della sua auto sul corpo della bambina, e soprattutto c'è il suo dna, quello sì, tracciato una volta soltanto, perché il campione era tropo esiguo, ma pure, pare, inconfutabile. Tanto che con un'indagine all'avanguardia e mai sperimentata prima, si è andati a riesumare una salma, scoprire il suo vero padre, rivelare gli amori clandestini e sempre protestati della madre…Implicazioni etiche non da poco, che non sembrano turbare la folla mediatica che purtroppo, da anni, segue questo caso irrisolto della nostra giustizia.

Perché se le prove elencate per sommi capi fossero schiaccianti, se non lasciassero adito a dubbi, se ci fosse lo straccio di una confessione, anche carpendo un'esitazione nelle parole, nel tono, un assassino sarebbe già stato assicurato alla sopraddetta giustizia da tempo. Non ci sarebbero denigratori e fans, non ci sarebbe il morboso gusto del dettaglio diffuso tra parrucchiere e programmi tv in fascia protetta. Non ci sarebbero soffiate sullo spionaggio informatico, che inficiano la credibilità di un lavoro annoso e la nostra idea già malconcia di giustizia. Da Cogne a Garlasco, abbiamo l'ombrosa coscienza che se il criminale non lo becchi subito, poi i tempi diventano infiniti, più le tecniche d'indagine diventano sofisticate e più svelano incongruenze e aumentano i dubbi. E, se c'è una condanna, non soddisfa la ragione e le ragioni, il carnefice per molti si trasforma in vittima, l'opinione si schiera tra innocentisti e colpevolisti, e la fiducia s'incrina, una volta di più.


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COMMENTI
05/03/2016 - prove vere? (marco falini)

Il fatto e' che non vengono piu' fatte indagini vere come una volta. E, veramente, si era letto da qualche parte che i carabinieri avevano ammesso in pratica che il furgone che passava li' davanti del Bossetti era una loro libera ricostruzione. Qui e' 40 anni che si trova subito UN colpevole (non IL colpevole): come Colombo, peccato non hanno il suo talento; e poi si cerca di costruirgli intorno ad hoc le prove che lo incastrano. Che io ricordi, cominciarono con Pacciani: all'imbrunire, con l'ultimo raggio di luce, oh casualita', l'indagante trovo' in terra... ecc.ecc.. quindi si cerca in primis come nel caso Pacciani il candidato perfetto, lui era schedato aveva precedenti di guardone e di autoerotismo, insomma UN colpevole. Nello specifico in sostanza mi pare di aver capito che l'unica cosa certa-la prova delle prove - che hanno in mano (una cosa terribile per i bacchettoni) che la famiglia Bossetti la sera si guardava beatamente i film porno; come 10 milioni di italiani. E che nella coppia c'era forse qualche tradimento, sempre come altri 10 milioni di italiani. Provone, insomma. Per tanti (anche l'autrice?), evidentemente bastano.