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LETTERA SUL FAMILY DAY/ Non è tempo di crociate (e di partiti politici)

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Al  Circo Massimo il 30 gennaio scorso (Infophoto)  Al Circo Massimo il 30 gennaio scorso (Infophoto)

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un bombardamento mediatico rispetto al ddl Cirinnà. E giustamente il dibattito è stato ampio perché il ddl di fatto apriva la porta a pratiche quali la maternità surrogata, e alle adozioni da parte di coppie omosessuali. La scaltra mossa renziana, appoggiata da una destra insolita, ha portato a chiudere i lavori ignorando la voce della piazza del Circo Massimo. Il Maxiemendamento non è un compromesso ma semplicemente una rivisitazione linguistica del precedente ddl che nei fatti poco varia, infatti solo pochi giorni dopo tale approvazione, si è verificato da parte del tribunale di Roma il riconoscimento dell'adozione di due bambine da parte di una coppia omosessuale attraverso la legge sulle adozioni datata 1983. Hanno fatto poi clamore posizioni quali quelle di Maurizio Lupi che addirittura è ricorso ad una personale interpretazione delle parole di Joseph Ratzinger con il fine di difendere il suo "sì" evocando la teoria del compromesso in politica come cattolico. Peccato che il motto episcopale di Ratzinger è sempre stato "Cooperatores veritatis" ed è bene richiamare qui per esteso il passo citato solo in parte dal parlamentare: "[...] la verità è che la morale politica consiste precisamente nella resistenza alla seduzione delle grandi parole con cui ci si fa gioco dell'umanità dell'uomo e delle sue possibilità. Non è morale il moralismo dell'avventura, che intende realizzare da sé le cose di Dio. Lo è invece la lealtà che accetta le misure dell'uomo e compie, entro queste misure, l'opera dell'uomo. Non l'assenza di ogni compromesso, ma il compromesso stesso è la vera morale dell'attività politica" (Omelia, Joseph Ratzinger, 26 novembre 1981). Qui si intende non lo "scendere a compromessi" con la propria fede qualora non vi siano altre possibilità offerte dall'uomo, ma esattamente il contrario cioè non scendere a compromessi con la realtà terrena qualora in contraddizione con quella celeste. Non si intende pertanto il compromesso quale sorta di rimedio tra ideologie, tanto è che sarà proprio sempre Ratzinger anni più avanti ad affermare: "Per me la bontà implica anche la capacità di dire no, perché una bontà che lascia correre in tutto, non fa bene all'altro" (Intervista a Joseph Ratzinger, novembre 2001). 

Curiosa anche la posizione di Lorenza Violini, di fatto un cortocircuito a testimonianza di una solitudine politica che non offriva altre vie percorribili. Non di fronte a tutto si può cedere al compromesso. Ed è questo che, per essere onesti, si ritrova contenuto nel manifesto de "Il popolo della famiglia", finalmente con l'esortazione  chiara a non boicottare l'identità cristiana quale radice dell'Europa. 


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COMMENTI
06/03/2016 - Grazie Professoressa Crimi (ALBERTO DELLISANTI)

Dopo il fatto compiuto del duo Adinolfi-Amato all'insaputa dei compagni di strada (non è grave Signor Crippa?) dopo l'articolo così aggressivo di Maurizio Vitali, dopo la prosopopea nella lettera di Maurizio Lupi, dopo il "cortocircuito" della Professoressa Violini, un articolo che fa luce. La fa anche sulla "scaltra mossa renziana". Sulla "rivisitazione linguistica del DDL Cirinnà che nei fatti poco varia". Ma diventa il DDL Renzi/Alfano(!) E'vero che non è tempo di partiti(ni) politici. E di crociate. (Non veda indicati dei crociati, Signor Crippa). Occorre l'unità. Peccato Dottor Adinolfi... E un programma culturale politico sociale. Non un monotema pur importantissimo. Di Costanza Miriano, Elisa Crimi scrive della sua "difesa della famiglia", che definisce "eroica". Leggendo di "Cristo" (Miriano) e della "Vergine Maria" (Adinolfi) ho pensato a uno dei comandamenti, quello del non allargarsi troppo.

 
06/03/2016 - Ma quale crociata? (Giuseppe Crippa)

La nascita di un nuovo partito in Italia, paese nel quale ormai vota poco più di un cittadino su due, dovrebbe essere guardata con attenzione e senza prevenzioni e così mi è parso leggendo la prima parte di questa lettera. Nella seconda parte però mi sembra che delle prevenzioni emergano chiaramente e per di più con argomentazioni certamente non all’altezza dello stile e dei contenuti della prima parte. Come definire – se non qualunquistiche – la serie di domande su chi non ha una famiglia e su dove contestare l’ideologia del gender? E perché criticare Costanza Miriano quando afferma che la verità di ogni uomo è Cristo e Mario Adinolfi se affida la sua iniziativa a Maria? Definire “crociato” chiunque osi citare pubblicamente questi nomi mi ricorda qualche proclama del sedicente Califfato o qualche affermazione obamiana tendente a confinare ogni fede nell’ambito del privato…