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LETTERA SUL FAMILY DAY/ Non è tempo di crociate (e di partiti politici)

Pubblicazione:domenica 6 marzo 2016

Al  Circo Massimo il 30 gennaio scorso (Infophoto) Al Circo Massimo il 30 gennaio scorso (Infophoto)

Ma da dove nasce "Il popolo della famiglia"? Esso trova la sua origine non solo dalla volontà dei suoi fondatori ma dal riscontro che ebbe la chiamata al Circo Massimo. Quel giorno si mosse un popolo ma non spinto dall'idea di dare voce a un partito, ma con la certezza di dare voce alla propria esperienza umana. Un'azione nobile, coraggiosa, un'azione paterna, responsabile di chi si ha generato, una voce che gridava che quella responsabilità era qualcosa non solo da promuovere ma da custodire immensamente, come un tesoro nascosto. Pertanto ora leggere che quella "famiglia" a tutti noi tanto cara è divenuta una bandiera non può che fare stridere. Viene d'un tratto strumentalizzato in un partito confessionale ciò che è più caro. 

"Il popolo della famiglia": e uno che la famiglia non ce l'ha? E uno che è single? E uno che la famiglia non la può avere? Per scelta o per destino? E uno che la famiglia l'ha persa? E uno che si sente solo e non vive la famiglia? Che il problema ora sia solo la famiglia suscita contraddizione, soprattutto innanzi alla scena mondiale, alla disoccupazione, alla crisi economica, alla guerre e che tale famiglia sia posta su una bandiera, sia strumentalizzata, non è cosa degna di un partito di ispirazione cattolica. Diverso sarebbe stato scendere in campo con un programma articolato e ben formulato che interessi la dignità e la salvaguardia dei diritti dell'uomo, l'importanza della cultura e della formazione, la crescita delle imprese, l'aumento dell'occupazione.

E ancora il sottotitolo: "No gender nelle scuole". E perché solo nelle scuole? E nelle Chiese? E per le strade? E sui bus? Insomma anche il sottotitolo non conquista e fa leva su una contraddizione insita nel senso comune senza offrire, così come formulata, una proposta universale.

Ma c'è un'aspetto ulteriore che è presente sia nella discesa in piazza, sia nel tentativo di rappresentanza. In entrambi i casi si tratta di una sfumatura ideologica dalla quale occorre stare ben guardinghi. Perché sentire Costanza Miriano, che nella sua difesa della famiglia è stata certamente eroica, parlare non solo di famiglia ma della "verità della vita per un cristiano" stride. Così disse sul palco a Roma: "Noi cristiani abbiamo il dovere di alzarci in piedi non con rabbia ma da risorti perché la verità di ogni uomo è Cristo, anche di chi non lo ha ancora conosciuto". E ancora nel manifesto si legge l'invocazione alla Vergine Maria, come nei differenti comunicati di Adinolfi. 


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COMMENTI
06/03/2016 - Grazie Professoressa Crimi (ALBERTO DELLISANTI)

Dopo il fatto compiuto del duo Adinolfi-Amato all'insaputa dei compagni di strada (non è grave Signor Crippa?) dopo l'articolo così aggressivo di Maurizio Vitali, dopo la prosopopea nella lettera di Maurizio Lupi, dopo il "cortocircuito" della Professoressa Violini, un articolo che fa luce. La fa anche sulla "scaltra mossa renziana". Sulla "rivisitazione linguistica del DDL Cirinnà che nei fatti poco varia". Ma diventa il DDL Renzi/Alfano(!) E'vero che non è tempo di partiti(ni) politici. E di crociate. (Non veda indicati dei crociati, Signor Crippa). Occorre l'unità. Peccato Dottor Adinolfi... E un programma culturale politico sociale. Non un monotema pur importantissimo. Di Costanza Miriano, Elisa Crimi scrive della sua "difesa della famiglia", che definisce "eroica". Leggendo di "Cristo" (Miriano) e della "Vergine Maria" (Adinolfi) ho pensato a uno dei comandamenti, quello del non allargarsi troppo.

 
06/03/2016 - Ma quale crociata? (Giuseppe Crippa)

La nascita di un nuovo partito in Italia, paese nel quale ormai vota poco più di un cittadino su due, dovrebbe essere guardata con attenzione e senza prevenzioni e così mi è parso leggendo la prima parte di questa lettera. Nella seconda parte però mi sembra che delle prevenzioni emergano chiaramente e per di più con argomentazioni certamente non all’altezza dello stile e dei contenuti della prima parte. Come definire – se non qualunquistiche – la serie di domande su chi non ha una famiglia e su dove contestare l’ideologia del gender? E perché criticare Costanza Miriano quando afferma che la verità di ogni uomo è Cristo e Mario Adinolfi se affida la sua iniziativa a Maria? Definire “crociato” chiunque osi citare pubblicamente questi nomi mi ricorda qualche proclama del sedicente Califfato o qualche affermazione obamiana tendente a confinare ogni fede nell’ambito del privato…