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LETTERA SUL FAMILY DAY/ Non è tempo di crociate (e di partiti politici)

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Al  Circo Massimo il 30 gennaio scorso (Infophoto)  Al Circo Massimo il 30 gennaio scorso (Infophoto)

Caro direttore,
giovedì 6 marzo 2016 è apparso sul quotidiano La Croce il grande annuncio della nascita del nuovo soggetto politico "Il popolo della famiglia" con il motto "No gender nelle scuole". Obiettivo del partito, movimento o lista — chi vivrà vedrà — è di presentarsi alle prossime amministrative in primavera per rappresentare le istanze del Family day e rendere giustizia al tradimento dei parlamentari cattolici.

La nascita di siffatto "partito" ha suscitato molteplici obiezioni da parte del mondo politico e intellettuale. Stupisce però la presa di distanza immediata da parte di differenti orientamenti interni al mondo cattolico. "Il popolo della famiglia" pare partire già con delle divisioni interne: come non notare infatti la presa di distanza riportata da ProVita a poche ore dall'annuncio? Si legge sul sito ufficiale: "Benché i due fondatori de 'Il Popolo della Famiglia' siano membri del Comitato Difendiamo i Nostri Figli, non risulta che il nuovo partito sia nato da un accordo che abbia coinvolto anche gli altri membri del Comitato". Ora che ProVita sia una associazione Onlus che si occupa della difesa della vita e non sia un partito politico è cosa chiara a tutti i lettori, perché dunque riportare tale specifica? La presa di distanze è stata ancor più categorica da parte del direttore di Tempi, Luigi Amicone, che seppure strenuo sostenitore del Family day ha invitato addirittura a congelare il logo e poi ha incalzato esortando a mettersi a disposizione della politica in maniera "fantasiosa e plurale". Debole la posizione di Riccardo Cascioli di La Bussola Quotidiana che afferma che "non sarebbe male se Amato e Adinolfi decidessero di sospendere questa loro iniziativa, magari riportando la loro legittima aspirazione politica all'interno di un cammino unitario con il resto del Comitato. In ogni caso, e malgrado l'iniziativa avventata, dovrà essere rafforzata l'unità del movimento delle famiglie, dando una linea chiara al Comitato che marchi la differenza dalla formula-partito senza per questo sconfessarlo" — ci si chiede se giunti a questo punto tale esortazione sia necessaria. 

Ora che il Family day ci sia stato è un fatto. Che vi siano state fiumane di persone che innanzi all'abominio in corso circa la surrogacy si siano ritenute responsabili nel difendere la famiglia quale valore sociale e denunciare la violenza in corso sulla generazione della vita e sui bambini è un fatto, che "Il popolo della famiglia" sia nato è un fatto. E dinnanzi ai fatti vi sono due possibilità: o si riporta un giudizio a partire dalla propria esperienza, o li si segue vedendo dove porterà il vento dando scapito a emozioni e sentimenti.


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COMMENTI
06/03/2016 - Grazie Professoressa Crimi (ALBERTO DELLISANTI)

Dopo il fatto compiuto del duo Adinolfi-Amato all'insaputa dei compagni di strada (non è grave Signor Crippa?) dopo l'articolo così aggressivo di Maurizio Vitali, dopo la prosopopea nella lettera di Maurizio Lupi, dopo il "cortocircuito" della Professoressa Violini, un articolo che fa luce. La fa anche sulla "scaltra mossa renziana". Sulla "rivisitazione linguistica del DDL Cirinnà che nei fatti poco varia". Ma diventa il DDL Renzi/Alfano(!) E'vero che non è tempo di partiti(ni) politici. E di crociate. (Non veda indicati dei crociati, Signor Crippa). Occorre l'unità. Peccato Dottor Adinolfi... E un programma culturale politico sociale. Non un monotema pur importantissimo. Di Costanza Miriano, Elisa Crimi scrive della sua "difesa della famiglia", che definisce "eroica". Leggendo di "Cristo" (Miriano) e della "Vergine Maria" (Adinolfi) ho pensato a uno dei comandamenti, quello del non allargarsi troppo.

 
06/03/2016 - Ma quale crociata? (Giuseppe Crippa)

La nascita di un nuovo partito in Italia, paese nel quale ormai vota poco più di un cittadino su due, dovrebbe essere guardata con attenzione e senza prevenzioni e così mi è parso leggendo la prima parte di questa lettera. Nella seconda parte però mi sembra che delle prevenzioni emergano chiaramente e per di più con argomentazioni certamente non all’altezza dello stile e dei contenuti della prima parte. Come definire – se non qualunquistiche – la serie di domande su chi non ha una famiglia e su dove contestare l’ideologia del gender? E perché criticare Costanza Miriano quando afferma che la verità di ogni uomo è Cristo e Mario Adinolfi se affida la sua iniziativa a Maria? Definire “crociato” chiunque osi citare pubblicamente questi nomi mi ricorda qualche proclama del sedicente Califfato o qualche affermazione obamiana tendente a confinare ogni fede nell’ambito del privato…