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PSICO-SETTA / Onde Delta "miracolose" per uscire dall'oscur: denunciate 8 persone per associazione a delinquere (oggi, 6 marzo 2016)

Pubblicazione:domenica 6 marzo 2016

aula di tribunale, infophoto aula di tribunale, infophoto

PROCESSO A PSICOSETTE, ONDE DELTA "MIRACOLOSE": DENUNCIATE 8 PERSONE, FRA CUI LA GURU, PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE (OGGI, DOMENICA 6 MARZO 2016) - Si svolgerà il 18 marzo il prossimo appello per il processo alla psicosetta Onde Delta che in questi giorni ha fatto parlare la cronaca italiana e sconvolto il territorio sardo. Otto gli arrestati con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata all'esercizio abusivo della professione medica, capeggiati da Lucia Dettori. La donna, un architetto originario di Orgosolo e da anni residente a Pesaro, era la leader della psicosetta e gestiva il tutto al fianco del compagno Luigi Franceschini, oltre agli altri 6 membri ora indagati. La psico-setta proponeva convegni e sedute di terapia che promettevano al mal capitato di turno di riuscire a superare un momento di oscurità. Secondo la psico-setta il rimedio era una fusione fra spiritualità e scienza, le famose Onde Delta, appunto. Il team direttivo della setta affermava quindi di sfruttare le onde cerebrali delta a livello consapevole per riuscire a "guarire" i vari pazienti da problemi, spesso, anche molto tragici. La tecnica sarebbe stata tramandata alla Dettori, come affermava nel proprio sito web, direttamente dall'Universo che le ha permesso di conoscere questa dottrina. I seguaci della psico-setta si annoverano soprattutto donne del veneziano, molto probabilmente perché la fisioterapista Marta Pasqualin, incaricata di mantenere i contatti, era proprio di Treviso. Sono numerose le denunce arrivate alle forze dell'ordine, fra cui anche quelle di una donna che si è infiltrata appositamente fra le fila della psico-setta per smascherare gli impostori. Il giornale locale Gente Veneta ha infatti riportato la storia di Marisa -nome fittizio, ndr- che si è mossa quando ha scoperto che il suo fidanzato era caduto nella trappola. All'inizio la donna non si era preoccupata perché si parlava solo di corsi di training autogeno o autostima, così come ce ne sono tanti. Questo particolare rientra infatti nella tecnica usata dalla psico-setta che prevede di fornire dati aggiuntivi poco per volta e ben diluiti nel tempo. Il principiante quindi non conosce nulla del percorso che sta per intraprendere e quando ormai le cose diventano chiare, spesso è troppo tardi. Marisa afferma infatti al giornale veneto che "A me il quadro completo si è composto solo alla fine, quando Alex ormai non era più il mio ragazzo". E' una pratica comune di tutte le sette e quindi anche delle Onde Delta di spingere gli adepti ad abbandonare tutti coloro che ritengono pericolosi per la sopravvivenza dell'organizzazione, con la scusa che si tratta di "parassiti di energia". Con il senno di poi, solo dopo aver visto con i suoi occhi tutto quello che faceva la setta, Marisa è riuscita a mettere nel giusto ordine i vari puzzle ed a trovare spiegazione dei molti comportameni strani del fidanzato. Fra questi la dieta di solo yogurt prolungata nel tempo oppure, in contrasto, il digiuno totale. Secondo il Ministero dell'Interno questo particolare tipo di sette, definito appunto psicosetta, sarebbe il più pericoloso perché capaci di andare ad eliminare tutte le strutture della personalità e del pensiero dell'individuo. Nei casi più gravi gli adepti vengono condotti verso il crollo finanziario o, peggio, la pazzia. Il costo infatti delle sedute di Onde Delta si aggirava dai 250 ai 300 euro e gli adepti erano invitati a farne spesso, al fine di imparare la tecnica delle onde cerebrali e "guarire" dal proprio male. La guru Lucia Dettori e gli altri membri del "direttivo" della setta arrivavano anche ad imporre ai seguaci di abbandonare i farmaci e sostituirli con sostanze psicotrope. Per ora gli avvocati della difesa hanno sollevato alcuni dubbi riguardo la leggitimità della Corte costituita, appellandosi al fatto che l'attività delle Onde Delta è stata fondata a Pesaro e che quindi il tribunale sardo non ha le competenze territoriali per svolgere il processo. Ora si attende il prossimo appello. 



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