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LUCA VARANI/ Gli assassini Prato e Foffo e quella "fame" spaventosa che ci sfugge

Luca Varani, la vittima (Foto dal web) Luca Varani, la vittima (Foto dal web)

Attraverso l'altro io posso vivere quella vita che non riesco da solo a sperimentare, posso osare quella trasgressione che con le mie mani non potrei mai compiere. Le relazioni malate sono molte di più di quelle sane e oggi giorno non c'è niente nei giovani come "il gruppo", "la fidanzata" o "l'amico" che possano innescare quel processo di onnipotenza che l'ingordigia dell'Io brama e anela. 

Gli antichi chiamavano tutto questo "scopofilia", ovvero il piacere perverso che nasce dal vedere te che fai quello che vorrei fare io. Mi rendo conto che scandagliare questi abissi sia terribile per molti, eppure è questa la nuda verità: i mostri di Marco e di Manuel abitano dentro di noi, esistono davvero, e non si può pensare di dormire sonni tranquilli solo perché noi riusciamo a tenerli in qualche modo a bada; occorre affrontarli. La smisurata avidità e la subdola complicità annichiliscono il desiderio dell'uomo e lo portano a vedere il frutto proibito dell'albero come "buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare pienezza". Potremmo mai noi perdonare tutto questo? Potrà mai questa assurda carneficina finire prima che un'intera generazione si divori nel morso della sua perversione? 

Io credo di sì, caro direttore. E lo credo perché lo sperimento dentro di me. Dio, vedendo che tale era l'abisso umano, non poté fare altro che scendere Egli stesso sulla terra ad amare l'uomo, ad amare le profondità oscure di un Io che non sapeva altro che odiarsi, che non temeva altro se non il fatto di "non valere". E' questa la piccola paura che, chiusa in una stanza, abita i carnefici di Roma: il terrore di non essere amati, l'angoscia di non avere valore. Per questo possiamo dire che solo in un abbraccio comincia davvero la nostra Redenzione. Queste vicende, nella loro oscenità, ce lo ricordano. E forse è per questa estrema consapevolezza che l'uomo vestito di bianco, davanti alle macerie di un'umanità senza amore e senza Padre, ha semplicemente deciso di aprire una porta, la Porta Santa, la Porta del Cuore di Cristo. L'unica Porta che può davvero cambiare tutto. Non mi aspetto che tutti capiscano queste mie parole, caro direttore, ma sono certo che i tanti cuori afflitti di questa terra che queste cose le sentono nelle loro stesse viscere mi comprendano molto bene. Vorrei dire loro che è di quella Porta Santa che noi tutti — poveretti e peccatori — abbiamo realmente bisogno. 

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COMMENTI
09/03/2016 - Pentirsi sì, ma in galera (Valentina Timillero)

Un bell'articolo molto profondo. E' vero c'è la porta santa per chi è credente. La porta della galera non potrà cambiare tutto, ma può comunque cambiare qualcosa - a patto di restarci dentro e di non essere dichiarati "infermi mentali" o simili. Dicono già gli avvocati difensori: poiché aveva assunto quella roba non era capace di intendere. D'accordo ma quella roba chi l'ha presa? Io, o l'articolista? No.

 
09/03/2016 - La fame di morte certo è diabolica (claudia mazzola)

Nei miei trascorsi ho frequentato omo e tossici. Persone con gravi problemi, ma pieni di voglia di vivere. Diceva la mia nonna se hai fame vuol dire che stai bene! Niente a che vedere con questi poveri assassini.

 
09/03/2016 - il male (roberto castenetto)

Anche in questo commento, come in quasi tutti quelli dei giornali, non compare mai la parola omosessuale. Non perché l'omosessuale sia necessariamente omicida, come ha tentato di farmi dire oggi uno studente, ma perché c'è un legame evidente tra l'omosessualità e alcuni efferati delitti di questi giorni. Sono convinto che in questo senso esista un documento profetico che è "Salò o le 120 giornate di Sodoma", un film che bisogna avere il coraggio di rivedere, in cui a un certo punto una delle vittime grida le parole di Gesù sulla croce.