BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

LUCA VARANI/ Gli assassini Prato e Foffo e quella "fame" spaventosa che ci sfugge

"Manuel Foffo e Marc Prato erano invasi da una fame diabolica, he si è tradotta nel porre la mente su qualcosa di inaudito". FEDERICO PICHETTO sull'omicidio di Luca Varani

Luca Varani, la vittima (Foto dal web) Luca Varani, la vittima (Foto dal web)

Caro direttore,
più sento commentare l'omicidio di Luca Varani più avverto dentro di me una ribellione profonda per i giudizi che vengono espressi. Quello che mi stupisce di più non sono le analisi sociali o psicologiche, inevitabili in questi casi, piuttosto l'impressione che coloro che parlano del giovane ucciso durante un festino notturno alla periferia di Roma si pronuncino quasi che quel male, il male fatto dai due giovani artefici del delitto, non li riguardi, sia un qualcosa che non abiti anche dentro di loro. 

Forse sarà la forte assonanza con la mia età, forse l'essere sceso più volte agli inferi, nei miei inferi, ma il male di quella notte romana io non lo sento estraneo a me e non lo sento così "impossibile". Mi rendo conto che è necessario uno sforzo enorme per comprendere la mia generazione, ma quello sforzo va fatto, anche perché la grande cordata del cristianesimo, quella che da san Pietro è giunta fino ai giorni nostri, ha iniziato a sfilacciarsi nei nostri padri e si è praticamente disintegrata fra noi Millennials, frutto di una mentalità non solo post-cristiana, ma anche post-Chernobyl, post-umana. 

Quello che forse dal di fuori non si comprende bene è che i ventenni e i trentenni di oggi hanno fame, sono segnati da un'insaziabilità che può certamente sembrare spaventosa, ma che anima molte delle loro azioni e delle loro prospettive. Rimandiamo la definitività di un matrimonio o di una strada ben precisa perché abbiamo paura di non mangiare abbastanza al tavolo della vita, abbiamo il terrore che ci sfuggano le pietanze migliori e abbiamo l'impressione che, se smettessimo di consumare, di divorare l'esistenza, rimarrebbe in noi solo un grande e incolmabile vuoto. Marco e Manuel erano tutti invasi da questa fame diabolica martedì sera, da questo appetito smisurato che si è tradotto, nel loro cuore, nel porre la mente su qualcosa di inaudito e di proibito, il frutto di un albero da troppo tempo giudicato un tabù e che ora, grazie a questa fame di onnipotenza che avevano dentro, poteva infrangersi e restituire quello che ai loro occhi era libertà, compimento, realizzazione. "Sarete come Dio" promette il serpente nel giardino alla donna. L'eco di quella promessa è giunta fino alle orecchie ferite e ingorde dei due giovani romani e lì, in quel fragile pertugio della loro libertà, è partito il delirio. 

La sfumatura che però, a questo punto, in pochi colgono è che quel delirio ciascuno di loro lo ha vissuto attraverso l'altro. Marco e Manuel si sono usati reciprocamente per fare quel male che da soli, nemmeno sotto l'influsso della droga, sarebbero stati capaci di fare. In questo modo hanno portato il bene più prezioso che Dio ha dato agli uomini dopo la libertà, ovvero l'amicizia, a diventare lo strumento più potente della violenza e dell'orrore. Se l'uomo vuole realizzare qualcosa di veramente torbido, qualcosa di indicibile e perverso, ha sempre bisogno di un altro. L'altro è il nostro farmaco e la nostra droga, il nostro rifugio e il nostro alibi.


COMMENTI
09/03/2016 - Pentirsi sì, ma in galera (Valentina Timillero)

Un bell'articolo molto profondo. E' vero c'è la porta santa per chi è credente. La porta della galera non potrà cambiare tutto, ma può comunque cambiare qualcosa - a patto di restarci dentro e di non essere dichiarati "infermi mentali" o simili. Dicono già gli avvocati difensori: poiché aveva assunto quella roba non era capace di intendere. D'accordo ma quella roba chi l'ha presa? Io, o l'articolista? No.

 
09/03/2016 - La fame di morte certo è diabolica (claudia mazzola)

Nei miei trascorsi ho frequentato omo e tossici. Persone con gravi problemi, ma pieni di voglia di vivere. Diceva la mia nonna se hai fame vuol dire che stai bene! Niente a che vedere con questi poveri assassini.

 
09/03/2016 - il male (roberto castenetto)

Anche in questo commento, come in quasi tutti quelli dei giornali, non compare mai la parola omosessuale. Non perché l'omosessuale sia necessariamente omicida, come ha tentato di farmi dire oggi uno studente, ma perché c'è un legame evidente tra l'omosessualità e alcuni efferati delitti di questi giorni. Sono convinto che in questo senso esista un documento profetico che è "Salò o le 120 giornate di Sodoma", un film che bisogna avere il coraggio di rivedere, in cui a un certo punto una delle vittime grida le parole di Gesù sulla croce.