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AMORIS LAETITIA/ La famiglia viva è più grande di ogni regola

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

La poesia del quotidiano non dobbiamo dimenticarla, lasciare che venga schiacciata sotto pesi tante volte inutili: perché fa respirare la vita familiare, le dà sapore e leggerezza. La famiglia qui è raccontata con parole che le rendono giustizia. Il linguaggio della gioia è il medium che meglio comunica il messaggio della famiglia. Non la famiglia del diritto, ma quella della vita.

L'astrazione invece è violenta: tutto ciò che non sta nella categoria, che fuoriesce dal modello, diventa subito scarto. La misericordia segue il percorso opposto: si china sulla fragilità, la guarda e la ama, e poi cerca di curare le ferite.  

Punto terzo: con la sua visione "mistica" (che è poi quella dell'incarnazione, del tutto nel frammento, dell'eterno nel quotidiano, del limite che diventa porta dell'infinito, del linguaggio delle parabole che parla del regno di Dio) Papa Francesco ridona dignità alla concretezza, che poi è la dimensione delle nostre vite. Il concreto non è il particolare. Non è nemmeno il frammento, la scheggia che va per conto suo, che non si riesce a ricondurre a unità. Casomai, è il singolare, quella storia sacra e unica che siamo ciascuno di noi, dove brilla una scintilla di infinito. Sono i gesti piccoli e umili di ogni giorno, dove l'opacità della ripetizione è illuminata dalla bellezza di un senso, che è l'amore.

Il concreto è la parte, sacra, di un tutto da cui riceve valore in se stessa e oltre se stessa. Il concreto rompe i dualismi che ci hanno bloccato e impoverito. Quelli in cui da una parte e dall'altra opposti fondamentalismi cercano continuamente di ricacciare le parole di Papa Francesco, il quale, guardando l'orizzonte, avanza serenamente lungo la via che lo Spirito gli suggerisce. "Cattolico" non significa universale astratto, ma universale concreto. Verbo di salvezza per tutti fatta carne in una storia. E in una famiglia.

Punto quarto: ripensare la relazione tra il tempo e lo spazio, sapendo che il secondo è  superiore al primo. Su tante questioni che ci interpellano vorremmo la ricetta pronta subito, hic et nunc. La regola chiara. E invece il Papa ci dice che è percorrendo la via, insieme, che si entra nella verità. Con la pazienza del realismo e il passo del pellegrino. La legge è atemporale, la misericordia fa entrare la nostra storia nel tempo della salvezza. Non è un'amnistia né il premio per la nostra buona condotta, ma esattamente il contrario: è lo sguardo di amore sulla nostra miseria che ci rende capaci di un movimento nuovo, di una con-versione. Il "non" come "non ancora" che accompagna e confida in una pienezza a venire e non come porta chiusa. 


COMMENTI
10/04/2016 - A latere (Giuseppe Crippa)

Ho letto ed apprezzato la presentazione della “Amoris laetitia” da parte della professoressa Giaccardi, alla quale chiederei però cortesemente di precisare meglio la considerazione “a latere” del punto quattro. Quale relazione vede tra l’abbandono della pratica religiosa dei ragazzi dopo la Cresima ed il desiderio dei genitori in situazione “irregolare” (come dice papa Francesco) di una appartenenza piena alla vita della Chiesa? A parte lo squilibrio tra questo abbandono di massa ed il numero dei genitori citati (grazie a Dio molto inferiore) mi aspetterei eventualmente un fenomeno contrario in queste famiglie.