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SICILIA MAFIOSA?/ Crocetta e Cassazione, "patto" contro gli studenti

Pubblicazione:lunedì 11 aprile 2016

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (Foto dal web) Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (Foto dal web)

Quale sarà la loro reazione? Si approfondirà il distacco tra la Sicilia e il continente? Sarà più facile dileggiare un siciliano solo per il fatto di esserlo? E' chiaro che si tratta di un messaggio così inaccettabile da essere — questo sì — sostanzialmente falso, perché niente affatto corrispondente né alle argomentazioni, né alla decisione della Cassazione. 

Ciò che meraviglia, soprattutto, è il ricorso allo strumento giudiziario per definire una questione, nella sua fondamenta, politica. Il processo per diffamazione è stato una metafora dell'eccezionalità della Sicilia e dell'incredibile rapporto che si è instaurato in Italia tra politica e magistratura. Non è mai accaduto che un'istituzione territoriale — che amministra milioni di cittadini — si sia ritenuta così colpita da quanto scritto in un libro di testo, da chiedere l'intervento di un giudice a fini riparatori. Ricorrere ad un giudice per tutelare l'immagine pubblica di un'istituzione rappresentativa, e attraverso questa, dei cittadini rappresentati, è stato il segno di una gravissima debolezza. Un errore di calcolo — questo sì politico — dovuto ad una scommessa azzardata. E di cui pagheranno le conseguenze gli stessi siciliani e, in fin dei conti, l'Italia tutta. Sarà il tribunale della storia a giudicare i comportamenti degli uomini.



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