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RAGAZZA DISABILE NIENTE GITA/ Attenti al patto (malefico) tra presidi e genitori

Pubblicazione:sabato 16 aprile 2016

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A Legnano una ragazzina disabile di una scuola media ha rinunciato alla gita scolastica perché, a detta dei genitori, nessuno dei compagni di classe, con uno scambio di messaggini sul cellulare, la voleva in camera con sé. Da qui la denuncia dei genitori a provveditorato e ministero e la strumentalizzazione politica dei Cinque Stelle che, in Regione Lombardia, straparlano di discriminazione e, bum!, cyberbullismo. 

L'episodio assomiglia a un altro paio di casi, quello di un ragazzo autistico di Livorno che il giorno della gita si è ritrovato da solo a scuola con l'insegnante di sostegno e di un altro episodio simile in Molise. E, come sempre, istigato dall'informazione e da politici in cerca di voti, parte il linciaggio sui social, naturalmente contro la scuola, l'indignazione per l'immoralità degli insegnanti ("ma che razza di educatori abbiamo in giro!" tuona uno dei tanti chattari in rete) e addirittura la ridicola campagna con tanto di foto e di cartello "io sono Giulio" (il ragazzo di Livorno) alla maniera di "io sono Charlie" dopo la strage parigina della redazione del giornale satirico Charlie Ebdo (e da un po' di tempo dopo ogni strage terroristica), lanciata perfino da associazioni per disabili e autistici — e chi più ne ha, più ne metta. 

Interviene anche Renzi, ovviamente a difesa dei ragazzini "discriminati", si parla di ritorno del razzismo, si preannunciano ispezioni ministeriali, si invoca l'intervento dello Stato e altre corbellerie e sciocchezze del genere. Quasi mai, stranamente, si raccoglie la testimonianza della scuola, soprattutto degli insegnanti (i dirigenti, in questi casi, spesso scaricano il barile su di loro). I docenti quasi sempre, e giustamente, tacciono, pur sapendo che nessuno li ascolterà, tantomeno difenderà. 

Ora, fatto salvo che, com'è ovvio, la scuola ha il dovere della massima accoglienza e della garanzia della pari opportunità per tutti e che, quindi, se di effettiva discriminazione si tratta è doverosa un'opportuna riparazione, tuttavia questa folla di sparasentenze e veleni, dai politici in giù, dovrebbe avere almeno il pudore di informarsi sulla realtà e di accogliere tutte le versioni dei fatti, anziché sputare condanne ingiuste e, stavolta sì, discriminatorie. 

Al di là di questi singoli casi, innanzitutto, la realtà è questa: la scuola è priva di risorse, screditata ormai agli occhi di tutti, svuotata delle sue funzioni. Priva di risorse perché, per quanto riguarda l'istruzione e anche solo l'accoglienza dei ragazzi disabili, gli insegnanti di sostegno sono pochissimi e sempre meno e i nuovi assunti assolutamente impreparati perché nessuno (leggasi lo Stato) si prende la briga di formarli: si procede assolutamente a caso, senza una preparazione la cui mancanza non è certo colpa degli insegnanti, ai quali l'aggiornamento non è riconosciuto né come competenza che formi un portfolio professionalmente spendibile né, figuriamoci, pagato. 


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COMMENTI
17/04/2016 - Riflessioni (Anna Di Gennaro)

Interessante. Ricordo la mia esperienza di maestra di classe a tempo pieno a Recco per l'iniziativa di Scuola Natura, anni or sono. Il bambino con sindrome di down partecipava a tutte le iniziative, senza alcuna eccezione. A scuola non sempre era presente l'insegnante di sostegno, ma lì al mare sì e avevamo deciso di collaborare maggiormente in tre per garantire le visite programmate durante la settimana. La notte dormiva con me per maggior sicurezza visto che russava anche un po' e lasciarlo nelle stanze con i compagni sarebbe stato azzardato e un onere per gli altri alunni che pur gli volevano bene e avevano sempre gradito la sua compagnia. Alcuni di più com'è logico! Pur tuttavia segnalo la vera questione di fondo. L'Italia è stata la prima in Europa (anni '70) ad inserire (spesso in modo selvaggio) i bambini H senza tener conto che negli altri Paesi la loro integrazione riguarda solo alcune fasce orarie della giornata scolastica, totalmente coperte da insegnanti di sostegno e in aule appositamente allestite, adatte ai vari tipi di disabilità. Qui si tratta di autismo di cui non ho esperienza, ma è pur sempre sulle spalle dei docenti che si lascia la faticosa responsabilità di gestione durante i momenti cruciali da organizzare. Questo nodo cruciale sfugge ancora a vari genitori e DS, ma soprattutto ai vertici del MIUR che non conoscono né gradiscono riconoscere il carico di stress e di energie psicofisiche necessarie quotidianamente ai docenti per più anni, da anziani...