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LUCIO BATTISTI FASCISTA?/ Come si può dare 4 (e una nota) a chi pone domande?

Pubblicazione:lunedì 18 aprile 2016

Lucio Battisti (1943-1988) (Foto dal web) Lucio Battisti (1943-1988) (Foto dal web)

Mi piace parlare del lavoro come vocazione, ci credo profondamente. Lavorare è rispondere ad una chiamata e dare una risposta alla propria vita. Come può la vocazione all'insegnamento non avere risposte? Come può un insegnante non aver desiderio di far emergere altre domande e nuove risposte dai suoi alunni? Mi diceva una mamma che i colloqui più belli con gli insegnanti sono quelli in cui il professore ti parla di tuo figlio e non dei suoi voti. Quelli li leggi sul quaderno o sul registro elettronico. Ma sapere che domande fa in classe, se ride, se alza sempre la mano o dormicchia all'ultimo banco, quello è il bello.

Anche se il quattro fosse giusto, la giustizia non è mai abbastanza con i ragazzi. Con la vita giovane, cioè con la vita, ci vuole la bellezza. E spesso, per intercettarla servono quelle parole che non sono in più, non sono chiacchiere a vuoto, ma qualcosa di profondo che viene in superficie e non è superficiale, non merita una nota di demerito sul registro: è la voglia di raccontare e raccontarsi tutto quello che hai e che senti intorno a te. Un insegnante può dire giusto o sbagliato, dare voti, ma solo dopo. Solo dopo avere ascoltato e dialogato.

Da Dio in giù funziona così.



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
18/04/2016 - Assolutamente d'accordo (Franco Labella)

Condivido in pieno quanto scrive Leonardi ed ho un suggerimento per la redazione. La questione dell'ascolto non è una questione di cronaca. Capisco che la notizia data così faccia audience ma il peso di quanto è avvenuto impone una seria riflessione. Per cui suggerirei di spostare o duplicare l'articolo nella sezione "Educazione". E se posso aggiungere un elemento personale: non mi ero molto appassionato alla notizia perché agli stringati lanci di agenzia (chissà perché) il Battisti a cui avevo pensato come "antesignano" del fascismo era Cesare. E visto che era una valutazione almeno ardita avevo persino pensato ad una circostanza che mi capita spessissimo con i miei studenti e cioè la mancanza di dimensione storico-temporale di soggetti ed avvenimenti. Tutto tranne che a Lucio a cui, in realtà, non avevo proprio pensato dato che i lanci non specificavano che il docente fosse un collega di musica.