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LUCIO BATTISTI FASCISTA?/ Come si può dare 4 (e una nota) a chi pone domande?

Pubblicazione:lunedì 18 aprile 2016

Lucio Battisti (1943-1988) (Foto dal web) Lucio Battisti (1943-1988) (Foto dal web)

A Genova, scuola media della Valbisagno, una studentessa chiede conferma all'insegnante di musica di una cosa che ha sentito dire su Lucio Battisti: e cioè che era un fascista. E lui le dà quattro. Per giunta, poi, sul registro scrive una nota di demerito: "Superficiale. Interviene fuori luogo, in modo ineducato e provocatorio. Accosta il fascismo ai cantautori degli anni sessanta/settanta. Ride". Il padre della ragazza rimane ferito e fa scoppiare il caso: "Sono rimasto sconcertato non tanto per il voto, mia figlia ha tutti nove e dieci, quanto per il metodo. Un'adolescente pone una questione, dà un'opinione, e invece di creare dibattito le si dice di stare zitta?".

Di solito un quattro in musica alle medie non è una notizia da prima pagina. Ma la notizia non è il votaccio. È che se una persona seduta in cattedra non sa dialogare con un'alunna su una domanda precisa, ma sposta l'attenzione sulla persona che l'ha posta e sul suo comportamento, c'è qualcosa che non va. E per questo i giornali ne parlano.

Se un'alunna pone una domanda su un "sentito dire" che problema c'è? Da Dio in giù, chi vuole essere ascoltato — e un'insegnante dovrebbe volerlo — prima ascolta. Sì, pure Lui, prima di iniziare a dettare i dieci comandamenti con quel richiamo: "…ascolta Israele….", ha prima l'attenzione di guardare il suo popolo e di ascoltarlo: "Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovraintendenti: conosco le sue sofferenze" (Es 3,7). Solo dopo, chiede di essere ascoltato. Perché, da Dio in giù, i maestri fanno così se vogliono comunicare: prima ascoltano e poi chiedono ascolto.

Nei miei ricordi di studente, i dibattiti in classe erano la parte più interessante. Un professore che dava attenzione a una tua domanda o che moderava una discussione nata spontaneamente tra di noi compagni, era manna dal cielo. Naturalmente le nostre erano domande da tredicenni, ma non significa fossero superficiali: erano da tredicenni.

A tredici anni, tutto quello che sai è perché l'hai sentito dire. Non hai esperienze, non hai nulla se non quello che hai ascoltato: hai solo domande e cerchi risposte.

Le persone che insegnano mi raccontano di domande spassose e a volte anche inopportune fatte dai loro alunni ma da esse, spesso, hanno fatto nascere approfondimenti e una lezione coinvolgente a più voci.

Se sei insegnante e vuoi che ti ascoltino, prima devi saper ascoltare tu.

Battisti e il fascismo è una domanda che renderebbe felice ogni insegnante. Si poteva partire dal fascismo. Cosa vuol dire oggi essere fascista? Chi era un fascista? Vent'anni di storia italiana e il cantautore amato da generazioni cos'hanno in comune? Le domande più belle e più utili non sono quelle che generano altre domande? La fame di cultura non dovrebbe nascere così, in un tredicenne? 


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COMMENTI
18/04/2016 - Assolutamente d'accordo (Franco Labella)

Condivido in pieno quanto scrive Leonardi ed ho un suggerimento per la redazione. La questione dell'ascolto non è una questione di cronaca. Capisco che la notizia data così faccia audience ma il peso di quanto è avvenuto impone una seria riflessione. Per cui suggerirei di spostare o duplicare l'articolo nella sezione "Educazione". E se posso aggiungere un elemento personale: non mi ero molto appassionato alla notizia perché agli stringati lanci di agenzia (chissà perché) il Battisti a cui avevo pensato come "antesignano" del fascismo era Cesare. E visto che era una valutazione almeno ardita avevo persino pensato ad una circostanza che mi capita spessissimo con i miei studenti e cioè la mancanza di dimensione storico-temporale di soggetti ed avvenimenti. Tutto tranne che a Lucio a cui, in realtà, non avevo proprio pensato dato che i lanci non specificavano che il docente fosse un collega di musica.