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MEDICI ASSASSINI/ Aborti e abusi, quelle due proposte "dimenticate" in parlamento

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E' una lunga filiera di orrori, che iniziano con l'incompetenza personale e professionale, ma che chiamano in causa anche chi deve verificare prima di assumere una persona se quel professionista è o meno all'altezza della situazione, con criteri strettamente meritocratici e non clientelari. Non c'è stata denuncia ai primi segni di conclamata inadeguatezza; ma non c'è stato neppure il ricorso ad un approfondimento della formazione professionale, a corsi di aggiornamento, a esperienze di affiancamento con professionisti esperti. La linea scelta è stata quella dell'omertà reciproca, con un silenzio che per molte persone ha assunto il sapore della condanna a morte. Ben venga quindi l'intervento della magistratura secco, rapido, efficace, ma certamente non risolutivo.

Fin dall'inizio di questa legislatura ho presentato un ddl per rendere più sicuro il parto e circa un anno fa ne ho presentato ancora un altro, che si affianca a quello di altri colleghi, nella speranza che venissero calendarizzati e che davvero si potesse fare un salto di qualità nelle garanzie offerte alle partorienti. Ma tutto ciò giace parcheggiato in Commissione XII, perché sembra che altri siano i problemi, altre le urgenze. 

Ci occupiamo di questi temi solo davanti allo scandalo e lo facciamo lasciando alla magistratura il compito di intervenire. Forse davanti allo scempio appena evidenziato a Reggio è giunto il momento di dire basta e di ripartire con una normativa che più e meglio risponda ai nuovi standard di sicurezza delle donne in sala parto. Sembra che questo sia il secolo dei diritti, ma evidentemente solo di alcuni, come sta avvenendo in questi giorni a proposito dell'utero in affitto e del presunto diritto ad avere un figlio, salvo poi girare la testa dall'altra parte e non rendersi conto di quante donne, di quante madri, sono condannate a non avere un figlio dal clientelismo omertoso di chi al merito e alla competenza oppone certi favoritismi mortali.

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