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PAPA/ Il "trucco" di parlare a chi non vuol sapere nemmeno dov'è il Paradiso

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Se il Papa dice di non farsi rubare la felicità, non è perché usa le parole giuste ma perché sa cos'è la felicità, e lo sa perché sa cos'è il dolore. Se dice di non "perdere campo" e di stare "collegati con Gesù", non è che le cose funzionano per la parola "campo" ma è per la parola Gesù vissuta davvero. 

Puoi parlare davvero del miele e dire che è buono, solo se hai provato davvero il miele. Papa Francesco non comunica con i giovani perché ha un buon ufficio comunicazioni, ma perché dice cose sue vere. Perché, per esempio, ha davvero provato a fare delle telefonate per tenere contatti con degli amici: per questo i giovani l'ascoltano. Se sei autentico accade che il giovane cresce, cammina e l'anziano accompagna, se no puoi dire tutte le parole giuste che vuoi, e il giovane te lo perdi. Il Papa indica la vita che lui stesso vive. Parla di confessione confessando e, due anni fa, si era fatto vedere lui stesso a confessarsi. Parla di perdono perdonando. Parla di misericordia accogliendo. Parla di gioia sorridendo. Guardate le foto mentre confessa.

All'Angelus augura ai giovani di tenere la vita, la loro propria vita, nelle mani e nel cuore. Tenere è un verbo che ricorda la memoria. Un ragazzo di 16 anni ha solo 16 anni di vita da tenere a mente e nel cuore ma non è poco, è la sua identità. La memoria è necessaria per rimanere fedeli a sé stessi. Per ricordarsi della vita che abbiamo vissuto e che abbiamo incontrato. E a noi? Quanta vita ci entra e rimane ancora nel cuore e nella mente alla nostra età? Quando parliamo della nostra identità cristiana, quante tacche di memoria abbiamo ancora?

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