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PAPA/ Il "trucco" di parlare a chi non vuol sapere nemmeno dov'è il Paradiso

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

Ieri il Papa ha chiamato il Giubileo dei ragazzi a Roma "l'invasione di San Pietro". Una piazza piena, che lui sabato ha raggiunto confessando e a cui si rivolto così: "Ragazzi, quante volte mi capita di dover telefonare a degli amici, però succede che non riesco a mettermi in contatto perché non c'è campo. Sono certo che capita anche a voi, che il cellulare in alcuni posti non prenda... Bene, ricordate che se nella vostra vita non c'è Gesù è come se non ci fosse campo! Non si riesce a parlare e ci si rinchiude in se stessi. Mettiamoci sempre dove si prende! La famiglia, la parrocchia, la scuola, perché in questo mondo avremo sempre qualcosa da dire di buono e di vero. La vostra felicità non ha prezzo e non si commercia; non è una 'app' che si scarica sul telefonino: nemmeno la versione più aggiornata potrà aiutarvi a diventare liberi e grandi nell'amore". Ma attenti: il trucco di queste parole non sta nel "parlare giovane". Nel Papa non c'è tecnica di marketing perché i ragazzi scapperebbero: con i giovani non c'è tattica che tenga. Un ragazzo mi diceva quanto sono insopportabili le persone anziane che vogliono "fare i giovani" perché sembrano non accettare di invecchiare. E per un ragazzo di 16 anni — questa era l'età media dei giovani del giubileo — "vecchio" è un quarantenne: figuriamoci un Papa dai capelli bianchi.

Eppure qui a Roma noi li abbiamo visti: i bus continuavano a scaricarli ininterrottamente. Ieri mattina alle 7 c'era già la fila verso san Pietro.

Un giovane sente puzza di tecnica, di finto, di inganno, di riciclato, lontano un miglio. Non è che se dici "app" o paragoni Gesù al wi-fi con cui avere campo, attiri la loro attenzione. Loro non vogliono qualcuno che gli dica dove andare, neanche la direzione del Paradiso vogliono che gli indichiamo; vogliono qualcuno che abbia davvero fatto prima di loro quella strada che ora indica loro. Qualcuno che non li aspetti al traguardo ma faccia avanti e indietro con loro. Per loro. Sulla stessa strada. E che la faccia — e l'abbia fatta — sul serio.

I ragazzi hanno un vocabolario povero, hanno poche parole, non perché sono stupidi o ignoranti ma perché hanno poca vita da raccontare. Crescendo e vivendo avranno bisogno di raccontarsi e allora troveranno le parole.

Non ascoltano il Papa perché dice "app" o "campo" ma perché regala parole, pensieri, racconti, della sua vita, di una vita che ha vissuto: la vita di un uomo con tanta vita da raccontare. E loro ascoltano. Insomma un prete, un educatore, un genitore, non creda che basti dire parole conosciute dai ragazzi per farsi ascoltare dai ragazzi: bisogna dire parole che raccontano davvero la propria vita. 


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