BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IRAQ/ Da Erbil: tornare a casa o salvarsi? Così si vive a 80 km dall'Isis

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Nell'affronto generale è necessario tenere conto del fatto che la popolazione fuggita dall'area interessata dagli scontri abitava in contesti sociali ben strutturati e caratterizzati dai normali servizi presenti in cittadine di piccole dimensioni con disponibilità di scuole, ospedali e servizi. Inoltre la maggior parte dei profughi abitava in case di larga metratura, che sono tipiche di quel contesto abitativo. Tutto questo da una parte rende più difficile l'adattamento alla vita nei campi ma dall'altra ha permesso a molti di riprendere in loco, e su base volontaria, l'attività precedentemente svolta. Importante in questo senso l'esempio di alcuni medici operanti negli ospedali che sono stati abbandonati e che hanno costituito, con l'aiuto delle chiesa locale e di alcune Ong, una piccola rete di ambulatori caratterizzata da percorsi per acuti e per cronici a favore dell'assistenza sanitaria degli sfollati.

E' evidente che una descrizione sintetica come quella riportata può solo dare idea molto generica della situazione attuale dei profughi a Erbil, che è peraltro caratterizzata da una progressiva evoluzione su cui ha una grande influenza anche la decisione se restare o emigrare che molti stanno affrontando. In questo senso non c'è abitante di un campo che alla domanda "cosa desiderate per il futuro" non risponda "tornare a casa"; anche se poi, parlando di fronte all'immancabile tè, molti dicono che a casa non ci torneranno mai.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
03/04/2016 - Più veri (Giuseppe Crippa)

Il mio massimo rispetto per queste persone – molte di esse miei fratelli nella fede – che considero, pur cercando di non giudicare gli altri, i rifugiati “più veri”.