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REFERENDUM TRIVELLE / 17 aprile 2016: Erri De Luca attacca, “censura sul voto”. Ma è così? (Ultime notizie oggi, 5 aprile)

Referendum trivelle, aggiornamento di oggi, martedì 5 aprile 2016. Il Presidente della Regione Toscana è per il sì, ma vorrebbe che il governo pensasse ad un piano energetico nazionale.

Trivelle (infophoto) Trivelle (infophoto)

Sul referendum trivelle 2016 in tanti stanno divenendo la propria posizione riguardo al voto del prossimo 17 aprile 2016: moltissime le organizzazioni a favore del Sì che si muovono tra temi ambientali ed energetici, mentre la politica lato Pd prova a difendere le scelte del Governo con l’invito all’astensione contro il voto referendario. Si schiera contro le trivellazioni anche Erri De Luca, scrittore e pensatore spesso in difesa dei temi ambientali come nel caso complesso dei No-Tav: ora per i No-Triv, ma la sostanza rimane la stessa. «Voluto da 7 regioni, il referendum contro la licenza delle trivelle in mare è in piena clandestinità di informazione. Prosegue a reti unificate la censura, la risposta è affollare di Sì le urne del 17 aprile, per non svendere il mare nostro e per conservare il reddito della bellezza». Belle parole per lo scrittore diffuse in un video sui social, ma in un punto forse ha ecceduto: ad oggi, complice lo scandalo delle dimissioni del ministro Guidi, tra telegiornali, quotidiani, siti e quotidiani online, non solo il nostro, parlano senza sosta del referendum trivelle come punto politico nodale del periodo. La censura, onestamente, sembra un attacco leggermente eccessivo rispetto alla realtà dei fatti, fermo restando la legittima presa di posizione come altri favorevoli al Sì. 

Il voto al referendum trivelle del prossimo 17 aprile continua ad imperversare la cronaca politica quotidiana: ieri c’è l’intervento del premier Renzi alla Direzione del Pd ieri pomeriggio in cui si è allargato un tentativo di apertura al voto, pur rimanendo l’intento di base per cui l’astensione è la migliore via dato che il Pd stesso aveva votato la legge che vuole essere abrogata dai sostenitori del Sì al referendum. Oggi arriva la notizia di una lettera che sarebbe in procinto di essere inviata dal Comitato per il Sì al referendum sulle trivelle direttamente allo stesso Matteo Renzi, riportata sul sito “La nuova ecologia”. Nel breve scritto viene ripercorsa l’intera vicenda sul voto, le polemiche e le richieste oltre a numerose polemiche proprio contro l’esecutivo di marca renziana. «Il referendum è volto ad eliminare la norma introdotta di recente nell’ultima Legge di Stabilità, una norma che permette alle compagnie del petrolio e del gas di godere di concessioni della durata illimitata entro le 12 miglia marine. Il suo invito al popolo italiano di disertare le urne ci sconcerta, fatto ancor più grave considerato che lei ricorrere la doppia veste di Capo del Governo e di Segretario del maggiore partito italiano», in un passaggio della lettera. Viene anche chiesto un incontro pubblico con i sostenitori del Sì con un appello diretto sul tema ambientale ed energetico, per cui “siamo convinti che voi del Governo abbiate piena consapevolezza dell’assoluta rilevanza delle tematiche ambientale e della necessità di procedere verso la decarbonizzazione dell’economia. Il referendum vuole essere un segnale in questo senso”.

Il voto sul Referendum Trivelle 2016 “regala”  ogni giorno novità legate a possibili dati reali e a molte confusioni e realtà “forzate” presso cui l’opinione pubblica purtroppo molto spesso dedica eccessivo spazio, col risultato di far passare notizie non sempre veritiere e aggiornate. Per dire, il voto sulle trivelle non è un voto contro “le trivelle” in generale, ma contro alcune pratiche di alcune piattaforme già esistenti. Un’altra questione fortemente in discussione è la totale distanza tra il Governo che afferma con Renzi “siamo all’avanguardia sulle rinnovabili” e le numerose associazioni ambientalisti che propongono il “sì” referendario che dicono il contrario. Interviene, a Radio Cusano Campus, un ricercatore presso il programma Sicurezza e Difesa dello IAI, Nicolò Sartori, che ha dichiarato come il referendum sia uno strumento che può rivelarsi particolarmente rischioso quando si tratta di politica energetica. “Guardiamo ad esempi i due referendum sul nucleare, che hanno fatto sì che il nostro paese sia particolarmente dipendente da idrocarburi: bisogna considerare che si tratta di materie strategiche che devono essere presentate in modo neutrale e obiettivo nei quesiti referendari”. Non solo, ecco la chiosa che va decisamente dalla parte “renziana” di narrazione energetica: «la percezione comune è che siamo ancora un Paese fortemente radicato sui fossili, ma in realtà noi siamo un Paese all’avanguardia per la produzione di energie rinnovabili. Diventeranno il motore decisivo del futuro, ma in modo progressivo, piano piano supereremo tutte le dipendenze da fossili e carbone, ma siamo già molto avanti».

Il referendum trivelle che ci sarà il prossimo 17 aprile 2016, sta destando non poche polemiche nel mondo della politica e non solo. Nello scontro fra i sostenitori del sì e quelli del no al referendum trivelle, si fa strada la posizione di Enrico Rossi, il Presidente della Regione Toscana, che ha confermato al Corriere della Sera di essere sicuro del proprio sì. "Non sono un ambientalista fondamentalista", ha dichiarato Rossi, "La mia è una scelta minoritaria, ma non polemica. Io non lancio invettive. Per me Renzi va rafforzato, non indebolito". Il Presidente della Regione rivela inoltre che all'inizio non era d'accordo ad usare il referendum trivelle per una decisione simile, prevedendo che si sarebbe finiti con uno scontro acceso fra i diversi sostenitori. Inoltre Rossi crede che una concessione perenne potrebbe andare contro alcune regole europee che riguardano la libera concorrenza e che bisogna ricordare il caso italiano sul marmo di Carrara. Anche se non si tratta di trivelle, secondo il Presidente della Regione è un precedente che dovrebbe indicare quanto possa durare un contenzioso fra le parti. In questo caso infatti parliamo di 250 anni di botta e risposta che hanno portato poi dinnanzi alla Corte Costituzionale. "Per me sarebbe meglio valutare caso per caso, studiando nuove procedure, coinvolgendo i cittadini e magari rilasciando le concessioni tramite aste, che consentano al migliore offerente di fare gli interessi dell'ambiente e quelli del territorio". Secondo Rossi infine, il Premier Matteo Renzi dovrebbe pensare ad un piano energetico a livello nazionale per riuscire a rispondere al meglio alle esigenze italiane. 

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