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ZAGOR/ La scomparsa di Gallieno Ferri ricordata in tutto il mondo

Tutto il mondo ricorda la scomparsa del primo disegnatore e ideatore grafico di Zagor, Gallieno Ferri, uno dei fumetti italiani più noti, ecco di cosa si tratta

Zagor disegnato da Gallieno Ferri Zagor disegnato da Gallieno Ferri

Il tributo, le commemorazioni e gli onori che si vedono in tanti paesi del mondo dopo la scomparsa del disegnatore e ideatore del fumetto Zagor, Gallieno Ferri, lasciano sorpresi, ma solo in parte. Dalla Macedonia alla Turchia, dal Brasile alla Serbia, l'uopo che disegnò per decenni il personaggio dei fumetti italiano più popolare dopo Tex Willer è celebrato come un eroe. La dice lunga su quello che il fumetto italiano ha significato per tantissimi. La dice lunga su una caratteristica in particolare: l'umanità espressa dai suoi personaggi. Poco a vedere con i Superrman, i super eroi, i fantastici quattro, i capitani d'America che sebbene abbiano avuto altrettanto successo nel mondo, hanno rappresentato una realtà dove il super uomo era protagonista, l'essere eccezionale, l'eroe invincibile era il personaggio caratterizzante. Un'immagine tipicamente americana, quella del super eroe buono che elimina tutti i cattivi della Terra. D'altro canto alcuni di quei personaggi erano nati durante il periodo bellico, per infondere nei ragazzi l'idea della vittoria finale, con un forte messaggio propagandistico. Ma erano fumetti dove faceva anche capolino una sorta di angoscia opprimente, un mondo dove l'umanità era schiacciata, in balia di una sorta di dei pagani che facevano il bello e il cattivo tempo.

Non è un caso invece che in Italia Tex Willer e Zagor nascano nel dopoguerra della ricostruzione, quando si cerca di superare l'orrore vissuto con la fantasia e il senso dell'avventura e quindi della bellezza. A Zagor e a tex bastavano un paio di cazzotti ben assestati per vincere il cattivo e spesso si sono trovati nel ruolo del perdente. Se Tex Willer ha incarnato il sogno americano, fra la via Emilia e il West come cantava Guccini, un sogno americano immaginato perché non veramente toccato con mano, gli eroi cowboy rudi e duri alla Clark Gable o John Wayne, Zagor ha rappresentato il mondo del fantastico alla Salgari. Gallieno Ferri insieme a Sergio Bonelli, figlio dell'ideatore di Tex Gianluigi ma che per l'eroe di Darkwood usava il nome d'arte di Guido Nolitta, diedero vita a una sorta di Tarzan americano, in una ambientazione del tutto inventata anche se con qualche riferimento reale. Se Tex si muoveva nell'America della seconda metà dell'800 quando la conquista dell'uomo bianco sui nativi americani era già avvenuta con tutti i danni del caso, Zagor era ambientato nella prima metà, quando ancora gli indiani erano la maggioranza e l'America tutta da scoprire. Un mondo dove tutto era ancora possibile. A differenza di Tex e "pards" che per lunghe pagine sedevano al saloon davanti al classico piatto bistecca e patatine in lunghe (e spesso noiose) discussioni, Zagor era tutto movimento e azione, accompagnato da un piccolo messicano imbranato. Era uno di noi insomma: Tex Willer era troppo intellettuale. Nelle avventure di Zagor poi facevano speso capolino elementi come la fantascienza, l'horror e altro ancora a rendere il genere ancora più vario. Ma sono state la semplicità, il senso infantile di innocenza, il mito della foresta inesistente di Darkwood dove rifugiarsi al sicuro lontano dal male del mondo, il senso di avventura sconfinata, l'umorismo, a rendere questo fumetto così amato in tutto il mondo. Gallieno Ferri lo disegnò per la prima volta nel 1961 e fino a oggi ha continuato a disegnarne tutte le copertine, senza smettere mai. E' scomparso a 87 anni nella sua Genova dove era nato, terra di disegnatori fantastici: il disegnatore storico di Terx, Aurelio Galeppini, aveva infatti vissuto a pochi chilometri da lui, nella cittadina rivierasca di Chiavari.

Qualcuno ha scritto che la generazione dei 50enni ha pro con Ferri il papà adottivo. Forse, anche se Zagor era stato dimenticato dalla gran parte di loro, troppo impegnati nella carriera e nel diventare adulti a ogni costo, perdendo quel senso di innocenza che lo Spirito così ben disegnato da Ferri aveva incarnato.

(Paolo Vites)

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