BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

FIGLIO DI TOTO' RIINA/ Quando il male è considerato un compito (e un destino)

Salvo Riina a Salvo Riina a "Porta a Porta" (Immagine dal web)

Quando si ricordano, e giustamente, le sofferenze dei parenti delle vittime, e invece non si ragiona parimenti sugli effetti più perniciosi di fiction che trattano i camorristi come eroi, i mascalzoni e le bande romane come idoli da tatuarsi sul braccio. Quando i talk show invitano omicidi protagonisti dei più efferati crimini di cronaca nera, ferite aperte per chi piange i propri cari. Indigniamoci sempre, o meglio smettiamola di indignarci. 

C'è un ragionamento diverso da fare, perché è vero, la Rai è televisione pagata dai contribuenti. E' una tv di Stato, anche se ha più voci, non sempre così libere da condizionamenti. Dunque, il direttore della Rai avrebbe dovuto pensarci lungamente, se mandare in onda quell'intervista, e probabilmente non avrebbe dovuto dare il suo assenso. Sgombriamo il campo da eventuali accordi con la casa editrice del libro che ha dato occasione all'incontro fatale, che sarebbero inaccettabili; ma in ogni caso, l'attenzione a chiunque possa essere toccato, turbato, per le dichiarazioni disumane, incomprensibili di un vero uomo di mafia avrebbero dovuto consigliare prudenza. Anche perché non la puoi spegnere, la Rai. La paghi comunque. 

Ma è anche vero che guardando agli interessi di tutti gli utenti televisivi possibili, la Rai non dovrebbe più toccare temi sensibili, non dovrebbe più fare informazione, ma solo intrattenimento. Dato che qualsiasi servizio giornalistico non può essere neutro, ma inevitabilmente si schiera, come parlare di trivelle, senza offendere chi è contrario o chi è a favore? Come parlare di allevamenti bovini, senza offendere i vegetariani? Perché dar spazio a quella voce, e non a quell'altra di opposto segno? Ridurremo le notizie a schede non più interpretabili? A una serie di dati? Una televisione così non servirebbe a far ragionare, e non la vedrebbe nessuno.  

Del resto, la risposta migliore alle vane parole di Salvo Riina non era di Vespa, ma del figlio di Vito Schifani, ucciso a  Capaci nella strage insieme al giudice Falcone, di cui era agente di scorta. Giovanissimo, impeccabile e orgoglioso nella sua divisa da guardia di finanza, non ha alzato la voce, non  ha mostrato indignazione né rabbia. Lui è il ragazzo che vogliamo siano i nostri figli, i nostri ragazzi di Sicilia, soprattutto. Che ignorano i loro padri, che hanno meritato l'onore. Che non hanno paura di parlare, che non confondono il rispetto con l'omertà colpevole, che sanno riconoscere gli eroi veri, e prenderli a modello di vita. Che sanno sacrificare tutto, anche la vita, per il bene comune, non della cosca.

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
08/04/2016 - Chapeau! (maurizio candelori)

Concordo sillaba su sillaba! Grazie per la serena e onesta analisi su un fatto che ha inondato i media di ipocrisia e pregiudizi ideologici.

 
08/04/2016 - L a Misericordia è un compito di bene (claudia mazzola)

Il mio amico è uno spacciatore. Ha fatto pure la galera. Ha un bambino bellissimo di 12 anni che lo adora, ed il suo destino avrà colpe certamente sue, non quelle del papà.