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Cronaca

FIGLIO DI TOTO' RIINA/ Quando il male è considerato un compito (e un destino)

Salvo Riina ospite di Vespa. "La risposta migliore alle sue vane parole è il figlio di Vito Schifani, ucciso nella strage di Capaci insieme al giudice Falcone". Il commento di MONICA MONDO

Salvo Riina a Salvo Riina a "Porta a Porta" (Immagine dal web)

Utilissimo vedere l'intervista di Bruno Vespa al figlio di Totò Riina. Non avrei mai immaginato che un uomo giovane, nel 2016, potesse pensare, ragionare, esprimersi come lui ha fatto. L'avrei sospettato di suo padre, imbolsito, radicato in un'antropologia atavica e belluina, e neppur così. Crediamo ancora e sempre che i cattivi siano tali per interessi materiali, biechi, non che il male che tatuano derivi dalla convinzione di far bene. 

E dire che le dichiarazioni dei tagliagole islamisti, dei loro portavoce in troppe moschee, dovrebbero averci allenato. Non c'è alcuna differenza, in effetti. Quando il male è convintamente considerato un compito, un destino. Quando la religione muove, e la mafia, come l'islamismo radicale, sono una religione. La fede è altra cosa. Ora, per capire, per studiare il fenomeno mafioso è stata più importante l'intervista di Vespa che decine di trattati e saggi e best-seller sulla mafia. Andrebbe fatta leggere (non vedere), ma leggere in molte scuole superiori. 

E' assurda l'indignazione preventiva e l'inviperito scandalismo: prima di tutto perché per giudicare bisogna vedere. E Vespa ha posto domande in modo impeccabile, senza commentare alcunché, facendo trapelare nell'asciuttezza del tono il suo sconcerto, senza che l'inflessione della voce tradisse la sua personale chiarissima posizione. Aveva di fronte un alieno, uno zombie, di cui dar conto, da far conoscere. Così come vien fatto con le folli elucubrazioni dei terroristi, appunto, o dei loro sodali, che pure ci peritiamo di scovare qua e là in Europa e dar loro spazio in tv e giornali. 

Ci hanno propinato dittatori e ideologi, cattivi maestri e guerriglieri, che hanno mandato in solluchero le intellighenzie nostrane. I grandi inviati ci hanno ritratto dittatori e criminali di stato, da Gheddafi a Saddam, e il loro lavoro è stato prezioso. Così come è stato fatto troppe volte con gli assassini neri, e soprattutto rossi, che hanno avvelenato gli anni di piombo, e che hanno avuto la possibilità di spiegare, propagandare, pentirsi, pontificare dagli schermi tv e dalle aule magne universitarie. Ma quelli forse erano solo compagni che avevano sbagliato. 

Per stare alla mafia, Zavoli, Santoro, con Contrada e Ciancimino junior. Ma già, si parla di giornalisti considerati di sinistra, e i giornalisti di sinistra, si sa, sono superiori moralmente. Vespa è considerato vagamente di destra, quindi poco libero pensatore, come colleghi di altre frequentazioni ideologiche. E poi, la retorica, l'insopportabile censura dei professionisti dell'antimafia. Come aveva ragione Sciascia. Quando preventivamente si chiede di censurare un'intervista, la libertà d'informazione, invocata come un totem di laicità e progresso, è andata in fumo. 


COMMENTI
08/04/2016 - Chapeau! (maurizio candelori)

Concordo sillaba su sillaba! Grazie per la serena e onesta analisi su un fatto che ha inondato i media di ipocrisia e pregiudizi ideologici.

 
08/04/2016 - L a Misericordia è un compito di bene (claudia mazzola)

Il mio amico è uno spacciatore. Ha fatto pure la galera. Ha un bambino bellissimo di 12 anni che lo adora, ed il suo destino avrà colpe certamente sue, non quelle del papà.