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AMORIS LAETITIA/ La famiglia rinasce dal perdono

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

Una siffatta impostazione permette così di scrivere, al termine dell'analisi della situazione presente: "A partire dalle riflessioni sinodali non rimane uno stereotipo della famiglia ideale, bensì un interpellante mosaico formato da tante realtà diverse, piene di gioie, drammi e sogni. Le realtà che ci preoccupano sono sfide. Non cadiamo nella trappola di esaurirci in lamenti autodifensivi, invece di suscitare una creatività missionaria" (n. 57).

La risposta al rischio di ripiegamento autodifensivo e lamentoso non può essere che la conseguenza pratica del riconoscimento di Cristo presente e operante come volto della misericordia del Padre, e dell'azione della Chiesa come totalmente dipendente da tale riconoscimento: "Il nostro insegnamento sul matrimonio e la famiglia non può cessare di ispirarsi e di trasfigurarsi alla luce di questo annuncio di amore e di tenerezza, per non diventare mera difesa di una dottrina fredda e senza vita. Infatti, non si può neppure comprendere pienamente il mistero della famiglia cristiana se non alla luce dell'infinito amore del Padre, che si è manifestato in Cristo, il quale si è donato sino alla fine ed è vivo in mezzo a noi" (n. 59).

L'assunzione della prospettiva — e dunque del giudizio, del pensiero — di Cristo-Misericordia da parte della Chiesa, e della storia tutta come cammino di risposta alla Sua presenza, permette anche ai cristiani e ai pastori di proporre itinerari capaci di scardinare l'ovvio, di offrire una possibile e percorribile via di speranza anche nelle situazioni più difficili, come ad esempio quelle dell'incomunicabilità che è spesso preludio a fallimenti e separazioni matrimoniali. Anche in queste situazioni, infatti, mettersi alla scuola di Cristo insegna che "Non importa se è un fastidio per me, se altera i miei piani, se mi molesta con il suo modo di essere o con le sue idee, se non è in tutto come mi aspettavo. L'amore comporta sempre un senso di profonda compassione, che porta ad accettare l'altro come parte di questo mondo, anche quando agisce in un modo diverso da quello che io avrei desiderato" (n. 92).

Una Chiesa così capace di porsi in ascolto della presenza di Cristo, allora, si riconosce non solo come maestra e madre, ma sa di essere visitata dal suo Sposo proprio attraverso quelle realtà — come la famiglia — che sono allo stesso tempo più preziose e più fragili: "La Chiesa è famiglia di famiglie, costantemente arricchita dalla vita di tutte le Chiese domestiche. Pertanto, «in virtù del sacramento del matrimonio ogni famiglia diventa a tutti gli effetti un bene per la Chiesa. In questa prospettiva sarà certamente un dono prezioso, per l'oggi della Chiesa, considerare anche la reciprocità tra famiglia e Chiesa: la Chiesa è un bene per la famiglia, la famiglia è un bene per la Chiesa. La custodia del dono sacramentale del Signore coinvolge non solo la singola famiglia, ma la stessa comunità cristiana" (n. 87).



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