BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

HIKIKOMORI / Chi sono gli eremiti della nuova era? Si isolano con internet e videogames...(Le Iene Show, 1 maggio 2016)

Hikikomori, aggiornamento di domenica 1 maggio 2016. Il fenomeno nasce negli anni '80 in Giappone ma è una realtà anche in Italia: si parla di 30/50mila soggetti negli ultimi anni. 

Le Iene Show in onda su Italia 1Le Iene Show in onda su Italia 1

Il Giappone è sempre stato in grado di influenzare la tecnologia con progetti all'avanguardia, ma fino a che punto ci si può spingere prima che le creazioni non si ribellino? L'allarme non riguarda tuttavia le macchine in sé e per sé o i dispositivi tecnologici, seppur avanzati, quanto un fenomeno psicosociale emerso negli ultimi decenni: gli hikikomori, ovvero gli eremiti sociali, gli isolati volontari. E' questo il tema che sarà al centro del servizio di Nadia Toffa a Le Iene Show di questa sera e che porta inevitabilmente verso una domanda: è iniziata la famosa rivolta delle macchine di cui si è parlato negli anni passati? L'attenzione mediatica avviene nel 1999, quando il pubblico giapponese iniziò a parlare di un uomo di Niigata, arrestato perchè aveva tenuto una ragazzina imprigionata nella sua stanza per nove anni. Non si tratta però di un rapimento, quando della volontà di isolarsi dal mondo circostante, dedicandosi solo ad interazioni virtuali, possibili grazie a televisioni e computer. A farne le spese all'epoca fu purtroppo la ragazzina, ma il fenomeno sociale è così esteso che si introdusse ben presto nel linguaggio comune il termine di hikikomori. Secondo il Japan Times il fenomeno riguarderebbe maggiormente una particolare fascia d'età, ovvero tutte quei cinquant'enni che in molti casi vivono ancora con i genitori. Dal punto di vista clinico, l'hikikomori è un individuo che ha trascorso la propria vita in una sorta di limbo per almeno sei mesi, tranciando i ponti con il mondo esterno. Il fattore determinante sembrerebbe il posto assunto nella società dal soggetto, o meglio la mancanza di tale definizione. Non sentirsi parte del mondo, porta quindi l'hikikomori ad isolarsi di riflesso, sviluppando un mondo in cui può essere il solo protagonista. Non bisogna però pensare al fenomeno, visto sotto molti aspetti al pari di una sindrome come propria di una certa fascia d'età perché in realtà chi ne fa di più le spese sono ancora una volta i giovani. In Giappone l'hikikomori interessa quasi 1.500.000 persone, per lo più maschi e che presentano un forte stato depressivo. Arrivano a rifiutare infatti qualsiasi responsabilità sia familiare, lavorativa che scolastica, rinchiudendosi in quello che si potrebbe definire un eremitismo dell'epoca moderna. Il fenomeno è nato sì in Giappone, precisamente nella seconda metà degli anni '80, ma è sfociato ben presto anche in Italia. Nel nostro Paese i numeri si aggirano fra i 30mila ed i 50mila soggetti, secondo un'analisi dell'Istituto Minotauro di Milano, e sta aumentando sempre di più. Se in Giappone la realtà di istituti e scuole "correttive" è già avviata, così non è nel Bel Paese dove servizi pubblici e privati si ritrovano a dover fronteggiare il disturbo con strategie non mirate. Ogni mondo è comunque Paese e così lo è anche per il fenomeno degli hikikomori. In Italia si parla ancora infatti ad una fobia scolare, dovuta ad una relazione difficile con i propri compagni di classe o, nel caso di soggetti più adulti, alla mancanza di possibilità lavorative. Secondo il Presidente Onorario dell'associazione Gruppo Abele, si tratterebbe di un rifletto della "cultura narcisistica che ha alimentato la vulnerabilità individuarle dei maschi rispetto alla definizione di sé", riferisce in un'intervista a Clarus Online. 

© Riproduzione Riservata.