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UNIONI CIVILI/ Ecco cosa nasconde la cattiva "fiducia" voluta dal governo

Maria Elena Boschi (Infophoto) Maria Elena Boschi (Infophoto)

La fiducia può essere concessa a chi governa uno stato sulla "solida convinzione" che, attraverso l'esercizio del potere esecutivo e del suo rapporto con quello legislativo, venga promosso il bene comune della società attraverso percorsi normativi che, tutelando i reali diritti di tutti i cittadini, non prestino il fianco — anche in tempi e modalità legislative successivi — all'affermazione unilaterale di aspirazioni e rivendicazioni che vadano a scapito del bene di altri cittadini, già nati o che verranno al mondo, e dell'intera società.

La fiducia concessa al governo nel febbraio scorso dai senatori per il "maxi-emendamento" che ha consentito di far proseguire il percorso del disegno di legge sulle unioni civili è stata un'uscita di sicurezza per alcune norme palesemente incompatibili con il bene comune della famiglia e dei figli, nella speranza e nell'auspicio che quello che era uscito dalla porta non rientrasse surrettiziamente da una finestra legislativa o giudiziaria lasciata aperta nel testo di legge giunto all'esame finale della Camera. Al governo, che a suo tempo si fece promotore e garante di questa strada, era stato chiesto di vigilare perché ciò non accadesse, consentendo un emendamento di garanzia riguardo all'esclusione di ogni possibilità di ricorso alla maternità surrogata, ovunque questa degradante pratica possa eventualmente venire sfruttata a fini procreativi. Questo non è avvenuto ed è stata tradita la fiducia accordata in vista della tutela e promozione di un bene comune a tutta la società attraverso lo strumento giuridico legislativo: il bene dell'affezione e dell'educazione eterosessuale del figlio e il bene della dignità del corpo della donna e della sua soggettività procreativa.

Senza una esplicita esclusione della locazione uterina e della maternità su commissione nel testo della legge sulle unioni civili, sarà ora praticamente impossibile — anche attraverso una successiva legge sull'adozione — impedire il ricorso a questo tipo di pratiche disumanizzanti all'estero e il riconoscimento nel nostro Paese della paternità del figlio nato attraverso di esse. La fessura lasciata aperta nel testo approvato anche alla Camera presta agevolmente il fianco ad allargare la falla attraverso nuove norme condiscendenti o una "interpretazione creativa" dei giudici. Come dicevano i nostri nonni, è inutile gridare "al lupo" quando si è lasciato aperto uno squarcio nella rete dell'ovile.

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